
Il curling è uno sport che divide: c’è chi lo considera lento e chi, una volta iniziato a seguirlo, non riesce più a smettere. Al di là delle preferenze personali, però, dietro le pietre che scorrono sul ghiaccio si nascondono storie curiose, scandali tecnologici e tradizioni uniche che stanno conquistando nuovi appassionati anche alle Olimpiadi invernali di Milano-Cortina 2026, dove l’Italia ha già festeggiato un’altra medaglia.
Non a caso il curling è conosciuto come “the roaring game”, ovvero il gioco ruggente. Il soprannome deriva dal suono particolare prodotto dalle stone di granito mentre scivolano sul ghiaccio trattato con il pebble, minuscole gocce d’acqua congelate che creano un rumore simile a un sibilo, ben percepibile soprattutto dal vivo.
Le origini del curling affondano le radici nella Scozia del XVI secolo. Le prime testimonianze scritte risalgono al 1540, quando il gioco si praticava sui laghi ghiacciati. La pietra più antica conosciuta, datata 1511, è conservata in un museo scozzese, a dimostrazione di quanto questa disciplina sia più antica di molti sport moderni. Il curling è diventato sport olimpico solo nel 1998.

Un altro dettaglio sorprendente riguarda il materiale delle pietre: quasi tutte le stone professionistiche provengono dall’isola disabitata di Ailsa Craig, in Scozia. Qui si estrae un granito rarissimo, impermeabile e resistentissimo agli urti. Ogni pietra pesa tra i 17 e i 20 chilogrammi e può costare fino a 2.000 euro, rendendo l’attrezzatura una delle più costose nello sport invernale.
Tra i personaggi diventati leggendari c’è “Pizza Paul” Gowsell, curler canadese che nel 1980 ordinò due pizze giganti durante una partita ufficiale e le mangiò sul ghiaccio con i compagni di squadra. Un gesto diventato simbolo di ribellione in uno sport tradizionalmente associato a fair play e compostezza.
Il curling, infatti, si basa su un codice etico molto rigido, noto come Spirit of Curling. È uno dei pochi sport in cui i giocatori si arbitrano da soli: chi commette un fallo è tenuto a dichiararlo spontaneamente. Le proteste sono rarissime e non si esulta mai per l’errore dell’avversario.
Non sono mancati, però, momenti controversi come il celebre Broomgate. Tra il 2014 e il 2015 alcune scope tecnologiche permettevano di modificare il ghiaccio in modo anomalo, garantendo un controllo eccessivo della pietra. Lo scandalo portò a test, polemiche e a un cambio delle regole internazionali sull’equipaggiamento.
Anche l’evoluzione delle pietre racconta molto della storia di questo sport. In Canada, nell’Ottocento, si usavano stone in ferro che potevano pesare fino a 40 chili, ben lontane dall’eleganza e dalla precisione del curling moderno, oggi basato su tecnica e strategia.
Infine, a rendere il curling più spettacolare ha contribuito l’introduzione della regola della five-rock free guard zone, che limita le rimozioni nelle prime fasi del gioco e favorisce azioni più offensive. Un cambiamento che, insieme al successo italiano da Pechino 2022 a oggi, ha trasformato una disciplina di nicchia in uno degli sport più seguiti dei Giochi invernali.


