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“Addio padrino”. Italia in lutto, se ne va un pezzo di storia: era conosciuto in tutto il mondo

Pubblicato: 07/04/2026 09:39

Il mondo della moda piange la scomparsa di una figura leggendaria, un uomo capace di trasformare un semplice indumento da lavoro in un oggetto di desiderio globale e un simbolo di eleganza contemporanea. La sua dipartita, avvenuta all’età di ottantadue anni presso l’ospedale di Castelfranco Veneto, segna la fine di un’epoca per il settore del tessile. Dopo una vita trascorsa a cavallo tra l’Italia e gli Stati Uniti, questo straordinario visionario era tornato tra le colline di Asolo per affrontare l’ultima fase di una lunga malattia, circondato dall’affetto della moglie Michela e delle figlie Glenda e Marta. La sua eredità non risiede solo nei marchi che ha creato, ma nel modo in cui ha insegnato al mondo a guardare la tela di Genova, elevandola a espressione di identità e cultura.

Il ritratto del padrino del denim

Il protagonista di questa straordinaria avventura imprenditoriale è Adriano Goldschmied, universalmente riconosciuto come il padrino del denim. Nato a Ivrea nel 1943, ricevette il suo nome di battesimo in omaggio ad Adriano Olivetti, a testimonianza del legame profondo tra la sua famiglia e l’elite intellettuale e politica del tempo. La sua fascinazione per il tessuto blu nacque nel dopoguerra, osservando le uniformi dei soldati americani che per lui rappresentavano l’abbigliamento degli eroi. Quella che era inizialmente una suggestione giovanile divenne presto una missione professionale volta a scardinare i canoni estetici tradizionali. Goldschmied comprese prima di chiunque altro che il jeans poteva abbandonare la sua natura popolare per approdare nel segmento del lusso, a patto di puntare tutto sulla ricerca e sulla qualità dei materiali.

La nascita del segmento premium a Cortina

Il primo grande successo commerciale arrivò nei primi anni Settanta con l’apertura del King’s Shop a Cortina d’Ampezzo. In quel contesto esclusivo, Goldschmied ebbe l’intuizione che avrebbe cambiato il mercato: esisteva una clientela disposta a investire cifre importanti per un capo unico e ben rifinito. Fu l’atto di nascita del cosiddetto denim premium. Da quella boutique di montagna, il passo verso la produzione industriale fu breve ma rivoluzionario. Fondò il suo primo atelier a Castelgomberto, contribuendo in modo decisivo alla creazione del distretto veneto del jeans, che sarebbe diventato uno dei poli produttivi più rilevanti a livello internazionale. La sua capacità di unire il saper fare artigianale italiano con il gusto cosmopolita gli permise di conquistare rapidamente anche il mercato della California.

Non fu solo un designer, ma un vero e proprio maestro per le generazioni successive. Attraverso la creazione del Genius Group, Goldschmied diede vita a una sorta di accademia creativa dove si formarono i nomi più celebri della moda italiana contemporanea. Tra i suoi allievi più illustri spicca Renzo Rosso, il fondatore di Diesel, che ha pubblicamente salutato il suo mentore definendolo il suo primo vero capo. Insieme a lui e a Claudio Buziol, mente dietro il marchio Replay, Goldschmied partecipò alla fondazione di brand che hanno scritto la storia del costume. La sua firma compare dietro successi mondiali come Gap 1969, Agolde, Goldsign e Citizens of Humanity, dimostrando una capacità inesauribile di generare progetti innovativi e di successo.

Il contributo di Goldschmied all’industria non si limitò allo stile, ma toccò profondamente la tecnologia produttiva. Si deve a lui la diffusione della tecnica stonewash, quel particolare lavaggio con pietre abrasive che conferisce ai jeans l’aspetto vissuto tanto amato dai consumatori. Sperimentò incessantemente con fibre innovative, introducendo l’uso del Tencel e perfezionando il denim stretch, un’innovazione che ha radicalmente migliorato il comfort e la vestibilità del pantalone blu, rendendolo adatto a ogni tipo di silhouette. La sua visione prevedeva un futuro dove il jeans non era più un semplice capo sportivo, ma un elemento centrale delle collezioni di alta moda, come dimostrato dalle successive collaborazioni con case prestigiose del calibro di Gucci e Stella McCartney.

La sfida della sostenibilità ambientale

Negli ultimi anni della sua carriera, l’ossessione di Goldschmied si era spostata verso la protezione del pianeta. Era profondamente consapevole dell’enorme impronta ecologica della sua industria e non faceva mistero del fatto che la produzione di un solo paio di pantaloni richiedesse migliaia di litri d’acqua. La sua ultima grande sfida fu la ricerca del jeans a impatto zero, un obiettivo che perseguiva con la stessa energia degli esordi. Collaborò attivamente con la Jean School di Amsterdam per formare giovani designer consapevoli dell’importanza della tracciabilità e del riciclo dei materiali. Per lui, la rivoluzione della moda doveva ricalcare quella avvenuta nel settore alimentare, mettendo al centro la trasparenza dei processi e la responsabilità sociale delle imprese per garantire un futuro alle nuove generazioni.

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