
Una sentenza appena arrivata, quella della Corte d’Assise di Padova, che ha condannato all’ergastolo Andrea Favero per l’omicidio della compagna Giada Zanola, avvenuto nella notte tra il 29 e il 30 maggio 2024 a Vigonza. Una decisione che accoglie solo in parte la richiesta della pubblica accusa, escludendo però l’aggravante della premeditazione.
A emettere il verdetto è stata la giudice Mariella Fino, su richiesta del procuratore aggiunto di Padova Paola Mossa, che aveva invece sollecitato la pena dell’ergastolo con l’accusa di omicidio volontario aggravato e premeditato. I giudici hanno però ritenuto non dimostrata la pianificazione dell’azione, pur confermando la massima pena prevista.
Secondo la ricostruzione dell’accusa, la vittima, Giada Zanola, 34 anni e madre di un bambino, sarebbe stata uccisa al termine di una lite e successivamente gettata da un cavalcavia lungo l’autostrada A4 Milano-Venezia, a circa 800 metri dall’abitazione della coppia.

L’uomo avrebbe inizialmente cercato di sedare la compagna con benzodiazepine, farmaci che si sarebbe fatto prescrivere con la scusa di problemi di insonnia. Tuttavia, secondo la sentenza, non è stata riconosciuta la prova che tale condotta fosse parte di un piano preordinato all’omicidio.
Il corpo della donna è precipitato sull’asfalto da un’altezza di circa sette metri, venendo poi investito da più veicoli in transito, che non si sarebbero accorti immediatamente della tragedia. Un dettaglio che ha reso ancora più complesso il lavoro degli investigatori.
Durante la lettura del dispositivo, Andrea Favero è apparso visibilmente scosso. Prima che la corte si ritirasse in camera di consiglio, aveva dichiarato: «Credo nella giustizia… basta», poche parole pronunciate in un clima di forte tensione.
La difesa dell’imputato, rappresentata dagli avvocati Cesare Vanzetti e Silvia Masiero, ha già annunciato ricorso in appello. Secondo i legali, la ricostruzione della procura non avrebbe solide basi scientifiche e non avrebbe superato il criterio del ragionevole dubbio.
Il tribunale ha inoltre disposto risarcimenti immediatamente esecutivi per le parti civili: 300mila euro al figlio minore della coppia, rappresentato dall’avvocata Elena Contiero, e 50mila euro ciascuno al padre della vittima e ai familiari stretti.
Nel corso della requisitoria, la pm Paola Mossa aveva chiesto la massima pena sostenendo che l’imputato avesse mostrato totale assenza di empatia e di credibilità. «Ha mentito sempre», aveva dichiarato, descrivendo una relazione segnata da tensioni e dal rifiuto dell’uomo di accettare la fine del rapporto e la nuova vita della compagna.


