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Donne trovate morte nel cantiere, il killer confessa tutto: “Ecco perché le ho uccise”. Assurdo

Pubblicato: 18/05/2026 21:33

Il duplice omicidio consumato all’interno di un cantiere edile abbandonato a Pollena Trocchia, alle pendici del Vesuvio, ha trovato una drammatica e rapidissima risoluzione. Mario Landolfi, un uomo di quarantotto anni beneficiario del reddito di inclusione, ha confessato davanti ai carabinieri e alla Procura di Nola di essere l’autore dell’assassinio di due donne, una ragazza italiana di ventinove anni originaria del Casertano e una donna di quarantanove anni di origini ucraine. Entrambe le vittime esercitavano la prostituzione e hanno trovato la morte a brevissima distanza temporale l’una dall’altra, all’interno dello stesso perimetro degradato, a causa di futili motivi legati al denaro e all’effetto alterante delle sostanze stupefacenti.

Il movente economico e l’ombra della droga

Davanti agli inquirenti, l’assassino ha delineato un quadro agghiacciante in cui il valore della vita umana è stato azzerato da discussioni per poche decine di euro. Mario Landolfi ha spiegato che alla base dei due delitti ci sono stati i litigi scaturiti dopo le prestazioni pattuite. Nel caso della ragazza ventinovenne casertana, uccisa nella serata del diciassette maggio, l’accordo iniziale prevedeva il pagamento di cento euro. Successivamente è nata una violenta discussione poiché la giovane avrebbe preteso cinquanta euro in più rispetto alla somma originaria.

Nel corso dell’interrogatorio, l’uomo ha cercato di giustificare la foga e la violenza dei suoi gesti facendo riferimento al massiccio consumo di stupefacenti, dichiarando testualmente che dopo aver consumato cocaina la mente gli si annebbia del tutto. Questo stato di alterazione avrebbe esasperato la sua reazione, spingendolo a ingaggiare una colluttazione con la ventinovenne, culminata poi nel peggiore dei modi.

La dinamica dei due delitti nel cantiere

Le indagini hanno permesso di accertare che i due omicidi sono avvenuti in momenti diversi, rispettivamente il sedici e il diciassette maggio. Il primo delitto ha visto come vittima la donna ucraina di quarantanove anni. Anche in questa circostanza la lite è scoppiata per motivi economici e logistici. La tariffa concordata era di ottanta euro, a cui si dovevano aggiungere trentasette euro per la stanza di un albergo in cui la donna desiderava consumare il rapporto. Landolfi ha invece deciso di condurla all’interno delle palazzine abbandonate da decenni a Pollena Trocchia. Al secondo piano della struttura la discussione si è acuita. L’uomo ha asserito di aver reagito a un’aggressione della donna e di averla spinta con forza, facendola precipitare nel vuoto.

Il giorno successivo si è ripetuto un copione analogo con la seconda vittima. Dopo la lite per il supplemento di cinquanta euro, il quarantottenne ha spinto la giovane casertana nella tromba delle scale del medesimo cantiere. Landolfi ha inoltre fornito un dettaglio macabro, ammettendo di aver tentato in un secondo momento di recuperare il corpo della ragazza utilizzando una fune, senza però riuscire nell’intento. Fino al momento in cui non gli è stata mostrata la fotografia della quarantanovenne ucraina, l’assassino non aveva fatto alcun accenno al primo omicidio, crollando solo in un secondo momento.

Le testimonianze decisive e l’arresto

La svolta fondamentale che ha permesso di incastrare il killer è arrivata grazie al senso civico e alla prontezza di una coppia di giovani testimoni che si trovavano nella zona del cantiere dismesso. I ragazzi hanno notato l’auto di Landolfi e lo hanno visto entrare nella struttura in compagnia di una donna di corporatura minuta. Circa venti minuti più tardi, lo stesso uomo è uscito dall’edificio da solo, affrettandosi verso la propria vettura mentre stringeva tra le mani una borsetta bianca chiaramente appartenente a una donna.

In quel frangente lo sguardo dell’assassino e quello di uno dei due giovani testimoni si sono incrociati. Il ragazzo, insospettito dall’atteggiamento dell’uomo che aveva già incrociato in precedenza, ha deciso di non voltarsi dall’altra parte. Ha preso il proprio telefono cellulare e ha scattato una fotografia nitida della vettura, riuscendo a inquadrare perfettamente la targa del veicolo. Subito dopo ha allertato le forze dell’ordine fornendo una descrizione dettagliata del sospettato e della ragazza che era con lui. Grazie a questa tempestiva segnalazione, i carabinieri hanno intercettato l’auto e bloccato il quarantottoenne, che indossava ancora una maglietta sporca di sangue. Portato in caserma, l’uomo si è trovato davanti a prove schiaccianti e ha deciso di confessare tutto al pubblico ministero della Procura di Nola.

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