
È il giorno della nuova frattura tra la Fraternità San Pio X e la Chiesa cattolica. Nel seminario di Écône, in Svizzera, è iniziata la cerimonia per la consacrazione di quattro nuovi vescovi, celebrata nonostante l’esplicito invito di Papa Leone XIV a rinunciare all’iniziativa per evitare un nuovo atto di scisma. La celebrazione è trasmessa in diretta streaming e richiama migliaia di fedeli provenienti da tutto il mondo.
I nuovi vescovi sono don Pascal Schreiber, don Michael Goldade, don Michel Poinsinet de Sivry e don Marc Hanappier. A presiedere il rito sono i vescovi Alfonso de Galarreta e Bernard Fellay, quest’ultimo già superiore della Fraternità e tra i protagonisti della storia recente del movimento tradizionalista.

Nel corso dell’omelia, l’attuale superiore generale don Davide Pagliarani ha ribadito la posizione della Fraternità, definendo la giornata «storica» e parlando di una missione volta a difendere la Chiesa. «Siamo pronti a pagare qualunque prezzo per salvare la Chiesa», ha dichiarato, aggiungendo che i membri del movimento sono disposti a essere considerati ribelli pur di continuare a servire quella che ha definito «una madre in difficoltà».
Secondo gli organizzatori, alla cerimonia partecipano oltre 15 mila fedeli e circa 1.300 sacerdoti, religiosi e religiose provenienti da numerosi Paesi. Il seminario di Écône rappresenta il principale centro spirituale e formativo della Fraternità, fondata proprio in questa località nel 1970.
Anche la scelta della data ha un forte valore simbolico. Il 1° luglio, infatti, nella tradizione liturgica precedente al Concilio Vaticano II, si celebrava la festa del Preziosissimo Sangue di Gesù, istituita da Pio IX nel 1849. La ricorrenza venne poi eliminata come celebrazione autonoma con la riforma liturgica del Concilio, una decisione che i tradizionalisti non hanno mai condiviso.
La Fraternità San Pio X nacque proprio come reazione alle riforme introdotte dal Concilio Vaticano II, convocato da Giovanni XXIII e concluso da Paolo VI. Tra i cambiamenti più contestati vi furono la riforma della liturgia, l’abbandono della Messa tridentina come rito ordinario, l’apertura al dialogo ecumenico e il nuovo rapporto con il mondo contemporaneo.
Il fondatore del movimento, l’arcivescovo francese Marcel Lefebvre, pur avendo partecipato ai lavori conciliari, rifiutò progressivamente le riforme approvate dalla Chiesa. Nel 1970 diede vita alla Fraternità per formare sacerdoti secondo la dottrina e la liturgia tradizionali. La rottura definitiva arrivò nel 1988, quando consacrò quattro vescovi senza il mandato pontificio, provocando lo scisma e la conseguente scomunica.
Oggi la Fraternità è presente in oltre 70 Paesi, con circa 700 sacerdoti, seminari, scuole, priorati e comunità religiose. Nonostante la posizione irregolare rispetto alla Chiesa cattolica, il movimento continua ad attrarre nuove vocazioni e mantiene una significativa presenza internazionale.
Negli ultimi anni la Santa Sede ha più volte tentato di favorire una riconciliazione. Papa Francesco, pur limitando l’uso della Messa tradizionale con il motu proprio Traditionis Custodes, aveva riconosciuto ai sacerdoti lefebvriani la facoltà di confessare validamente e, in alcuni casi, di assistere ai matrimoni. Anche Leone XIV ha ribadito fino all’ultimo la disponibilità al dialogo, ma la scelta di procedere comunque con le consacrazioni segna una nuova e profonda distanza tra la Fraternità San Pio X e la Chiesa cattolica.
Dal Vaticano, al momento, è intervenuto soltanto il segretario di Stato, cardinale Pietro Parolin, che ha espresso profondo rammarico per l’ordinazione dei quattro nuovi vescovi. Il porporato ha definito l’iniziativa “un atto scismatico”, sottolineando che rappresenta una frattura dell’unità della Chiesa e che comporterà delle sanzioni, pur senza indicarne i tempi. Riguardo al rifiuto del Concilio Vaticano II da parte della Fraternità San Pio X, con sede in Svizzera, Parolin ha ribadito che il Concilio costituisce “una pietra miliare nella storia della Chiesa” e che deve essere accolto. Nonostante la fermezza della posizione vaticana, il segretario di Stato non ha escluso la possibilità di mantenere aperto il dialogo con la comunità tradizionalista.


