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Saman Abbas, parla il fratello Alì: “Ho visto mio zio prenderla per il collo e portarla nelle serre”

Pubblicato: 15/09/2026 09:36

Ci sono momenti in cui la paura può sembrare più forte di tutto. Anche della verità, anche del legame familiare, anche del bisogno di chiedere giustizia per una persona amata. Per mesi, però, il peso di ciò che aveva visto è rimasto dentro un ragazzo ancora minorenne, chiamato a confrontarsi con una tragedia che aveva sconvolto la sua famiglia. Un dolore difficile da raccontare, ancora più difficile quando chi dovrebbe rappresentare la propria casa diventa parte di una vicenda così drammatica.

Poi è arrivata la scelta di parlare. Di mettere da parte il timore e raccontare ciò che aveva visto, rompendo quella omertà familiare che aveva circondato la scomparsa della sorella. Oggi quel ragazzo è un giovane uomo di 21 anni. Parla con maggiore calma, ma nei suoi ricordi restano la paura, il dolore e il senso di perdita di chi, ancora adolescente, si è trovato davanti a una delle pagine più tragiche della propria vita.
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È Alì Haider, fratello di Saman Abbas, la giovane uccisa a Novellara nel 2021. Saman aveva appena 18 anni quando è stata assassinata dopo essersi opposta al matrimonio combinato deciso dalla famiglia. Era innamorata di Saqib, un giovane pakistano della sua età che viveva in Italia, mentre per lei era stato individuato un altro ragazzo in Pakistan, scelto anche in considerazione della sua appartenenza a una «casta superiore».

Il corpo di Saman è rimasto nascosto per circa 18 mesi, sepolto a circa due metri di profondità dietro un rudere appartenente alla famiglia, prima del ritrovamento. Nel frattempo Alì, ancora minorenne, è diventato il principale testimone capace di spezzare il silenzio familiare. Le sue dichiarazioni hanno contribuito al procedimento che ha portato alla condanna definitiva all’ergastolo dei genitori e dei cugini, mentre allo zio è stata inflitta una pena di 22 anni.

La paura davanti alla scena dell’omicidio

Oggi Alì racconta anche i momenti più difficili, quelli che hanno preceduto la sua decisione di parlare. Ricorda di essere stato terrorizzato davanti a ciò che stava accadendo e di non essere riuscito a intervenire per aiutare la sorella.

«Erano come animali. Io tremavo tutto a guardarli…» dice ripensando a quella notte. Una frase che restituisce la dimensione della paura vissuta dal giovane, allora ancora adolescente, davanti alla violenza che avrebbe portato alla morte di Saman.

A convincerlo a raccontare la verità sarebbe stato anche un colloquio con il comandante dei carabinieri. «Fu il comandante dei carabinieri a dirmi: una bugia rovina tutto, la verità batte tutti, e mi ha sciolto il cuore», racconta Alì.

Da quel momento, lentamente, il ragazzo ha iniziato ad aprirsi. E ha pronunciato quella frase destinata a diventare centrale nella sua testimonianza: «Piano piano mi sono riuscito ad aprire e ho detto ‘mio zio Danish ha ucciso mia sorella’».

Alì racconta di essere stato davanti alla porta e di aver visto lo zio prendere Saman per il collo e portarla verso le serre. Poi descrive ciò che accadde nelle ore successive, quando l’uomo che secondo la sua testimonianza aveva ucciso la sorella si trovava a dormire accanto a lui.

«La stessa notte in cui aveva fatto quella roba, lui dormiva accanto a me. Dormiva, capito? Con gli stessi vestiti addosso. Lui russava, io piangevo. E avevo tantissima voglia di ucciderlo. Ma non volevo andare in prigione», racconta.

Saman come simbolo di libertà

Per Alì, il ricordo di Saman non coincide soltanto con il lutto. La sorella è diventata anche il simbolo di una battaglia per la libertà personale, quella libertà che la giovane aveva rivendicato scegliendo chi amare e rifiutando il matrimonio che la famiglia aveva programmato per lei.

Il fratello oggi parla di lei con orgoglio. «Sono molto orgoglioso di lei. Era la più forte e coraggiosa, non avrei mai saputo lottare come lei per la sua libertà. E penso che le donne devono fare ciò che vogliono», afferma Alì.

Nelle sue parole, la vicenda di Saman assume quindi un significato che va oltre la tragedia familiare. La scelta della giovane di opporsi alle decisioni prese per il suo futuro viene ricordata dal fratello come un atto di coraggio.

Ma insieme alla perdita della sorella, Alì racconta di aver dovuto affrontare anche quella dei genitori. «Ho perso prima Saman, la persona più importante per me, poi ho perso i miei genitori», dice.

Il rapporto con la madre

Nonostante le condanne e la distanza, il legame con la madre non è completamente scomparso. Alì racconta di poterla andare a trovare in carcere e ammette quanto gli manchi.

«Mia madre mi manca tantissimo. Lei riesco ad andarla a trovare in carcere. Mi ha sempre detto che è venuta in Italia per me, aveva fatto dei sacrifici per darci un futuro, saperla lì dove sta ora, in una cella, mi fa stare male».

Nel racconto del giovane emerge anche il ricordo di una famiglia segnata dall’alcol e dalle difficoltà. «L’alcol è stata la rovina, mia madre ha avuto una vita di m… Quando mio padre beveva, un disastro», afferma.

Sono parole che mostrano la complessità del rapporto di Alì con la propria famiglia: da una parte la condanna per ciò che è accaduto a Saman, dall’altra il dolore per aver perso anche i genitori e la sofferenza nel vedere la madre detenuta.

La storia di Saman, intanto, resta legata alla sua opposizione a un destino deciso da altri. I familiari le avevano fatto credere che la rabbia nei suoi confronti fosse ormai superata e che potesse tornare a uscire di casa. Ma, secondo la ricostruzione emersa dalla vicenda, la fossa nella quale sarebbe stato sepolto il suo corpo era già stata scavata.

Saman voleva scegliere la propria vita e sposare Saqib. La famiglia, invece, aveva previsto per lei un altro futuro. Alì, attraverso la sua testimonianza, ha scelto di raccontare ciò che aveva visto, rompendo il silenzio che aveva accompagnato quei giorni.

Oggi, a 21 anni, il fratello guarda a Saman non soltanto come alla sorella che ha perso, ma come alla persona che ha avuto il coraggio di rivendicare la propria libertà. E proprio la sua testimonianza ha rappresentato uno dei passaggi decisivi per trasformare quel silenzio in una verità giudiziaria.

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