
La musica dal vivo si trasforma in poche ore in un terreno di confronto politico e sul palco di Ed Sheeran esplode una protesta che coinvolge artisti, organizzatori e personaggi pubblici. Quella che doveva essere una tournée americana, il Tour Loop, è finita al centro di una controversia dopo l’esclusione di Macklemore dalle prossime tappe negli Stati Uniti. Il rapper di Seattle era stato annunciato tra gli ospiti del tour, ma la sua presenza è venuta meno dopo le prese di posizione espresse durante i primi due concerti in New Jersey.
Da quel momento la vicenda ha assunto dimensioni sempre più ampie. L’allontanamento di Macklemore ha infatti provocato una serie di reazioni nel mondo della musica, con diversi artisti chiamati ad affiancare Sheeran che hanno scelto di prendere le distanze dalla tournée. Al centro del confronto ci sono la libertà di espressione, le dichiarazioni sulla guerra a Gaza e il rapporto tra spettacolo e pressione politica. Una discussione che, dagli Stati Uniti, si è rapidamente estesa anche al Regno Unito e al dibattito internazionale.
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L’esclusione di Macklemore dalle tappe americane
Macklemore avrebbe dovuto partecipare alle prossime otto date statunitensi del Tour Loop come ospite d’onore. La sua esclusione è arrivata dopo che, nei primi due appuntamenti della tournée in New Jersey, il rapper aveva ricordato le vittime israeliane nella Striscia di Gaza e pronunciato lo slogan “Free Palestine”.
Le sue parole hanno provocato reazioni da parte di gruppi e personalità filo-israeliane. La vicenda è stata poi rilanciata pubblicamente dallo stesso Macklemore, che ha sostenuto di essere stato allontanato dalla tournée anche a seguito delle proteste contro le sue posizioni.
Tra le realtà che, secondo il rapper, avrebbero contestato le sue dichiarazioni figura l’American-Israeli Council. Macklemore ha inoltre indicato il miliardario americano Robert Kraft come una delle persone che avrebbero esercitato pressioni affinché venisse escluso dal tour.
Kraft è proprietario del Gillette Stadium e della squadra di football americano dei New England Patriots. Secondo la ricostruzione resa pubblica da Macklemore, avrebbe minacciato di boicottare lo spettacolo nel proprio impianto e in altri stadi riconducibili a imprenditori a lui vicini qualora il rapper non fosse stato allontanato.

La protesta degli artisti di supporto
Dopo l’esclusione di Macklemore, la vicenda ha prodotto un effetto a catena tra gli altri musicisti coinvolti nel tour di Sheeran.
Il primo a prendere posizione è stato Aaron Rowe, cantautore irlandese emergente. Attraverso i social ha dichiarato di non poter accettare quello che considera un attacco alla libertà di espressione di Macklemore, chiudendo il proprio intervento con lo slogan “Free Palestine”.
Successivamente è intervenuto Finneas O’Connell, fratello e collaboratore di Billie Eilish. Il musicista ha sostenuto che gli artisti non dovrebbero essere messi a tacere quando scelgono di parlare a favore delle persone che considerano oppresse.
Alla protesta si sono poi aggiunti i Lukas Graham, gruppo danese, e soprattutto i Beoga, formazione irlandese che accompagna da tempo Ed Sheeran sul palco. I componenti della band hanno richiamato le proprie origini per spiegare la solidarietà espressa nei confronti della Palestina, facendo riferimento alla storia dell’Irlanda, alla dominazione britannica, al colonialismo e alle carestie subite dal popolo irlandese.
La posizione di Ed Sheeran
Nel mezzo della controversia è finito inevitabilmente anche Ed Sheeran. Il cantante britannico ha respinto l’idea di essere stato “complice” dell’esclusione di Macklemore, attribuendo la decisione agli organizzatori.
Sheeran, tuttavia, non avrebbe smentito di aver ricevuto pressioni direttamente da Robert Kraft. Il cantante ha inoltre continuato a definirsi “apolitico”, nonostante in passato abbia assunto posizioni pubbliche su alcune vicende internazionali, tra cui la condanna della guerra della Russia in Ucraina.
Le dichiarazioni del cantante non hanno comunque chiuso la polemica. Al contrario, la discussione si è estesa anche al mondo politico britannico e statunitense, con critiche provenienti da esponenti della sinistra pacifista del Regno Unito.
Tra le voci intervenute c’è anche quella di Alexandria Ocasio-Cortez, esponente dell’ala progressista del Partito Democratico americano. La deputata ha definito la vicenda una questione di censura e di minaccia alla libertà artistica e di parola, arrivando ad affermare che sarebbe pronta a spegnere la radio la prossima volta che ascolterà una canzone di Ed Sheeran.

Una tournée diventata terreno di scontro
La vicenda ha così trasformato il Tour Loop in uno dei casi più discussi delle ultime ore nel mondo della musica. L’esclusione di Macklemore, le accuse sulle presunte pressioni esercitate per ottenerla e la successiva scelta di diversi artisti di abbandonare la tournée hanno portato al centro del dibattito il confine tra libertà artistica, organizzazione degli eventi e prese di posizione sulla guerra a Gaza.
Mentre le proteste proseguono negli Stati Uniti, nel Regno Unito e sui social network, resta al centro dello scontro anche la posizione di Ed Sheeran, che ha negato di aver avuto un ruolo nella decisione di escludere Macklemore e ha ribadito la propria definizione di artista apolitico. Una controversia che, partita da alcune parole pronunciate sul palco, si è rapidamente trasformata in un caso internazionale sulla libertà di espressione nel mondo della musica.


