
La diplomazia globale è in fibrillazione dopo il decesso, avvenuto il 2 ottobre, di Darya Shipilova, tecnica 28enne in servizio presso l’Istituto «anti-peste» di Irkutsk in Siberia. La donna avrebbe accidentalmente infranto una provetta contenente ceppi vivi di Yersinia pestis, scatenando il panico: la vittima è stata trasferita nell’ospedale di Shelekhov, mentre l’intera struttura, tre ospedali di Irkutsk e il nosocomio pediatrico Ivano-Matreninskij sono stati posti in rigida quarantena con oltre 60 dipendenti isolati. Di fronte alle voci su un presunto secondo contagio, l’Oms ha chiesto chiarimenti tramite il direttore generale Tedros Adhanom Ghebreyesus, mentre il segretario di Stato americano Marco Rubio ha sollecitato massima apertura da Mosca.
Sulla vicenda è intervenuto duramente il virologo Roberto Burioni, sottolineando che «Un caso di peste non è in alcun modo preoccupante. Può diventarlo se accade nel laboratorio di un Paese che dal 1920 raccoglie i ceppi di Y. pestis più pericolosi dall’ambiente, che negli anni ’70 li ha modificati geneticamente per renderli più virulenti e resistenti agli antibiotici e che nel 1986 ha negato per 18 giorni la catastrofe di Chernobyl».
Tensione diplomatica tra Washington e Mosca sul rischio biologico
La replica del governo russo affidata a Rospotrebnadzor non si è fatta attendere, ricordando con tono polemico i casi registrati negli Stati Uniti, come quello avvenuto «a giugno, nella contea di Santa Fe, in New Mexico», e criticando la gestione d’oltreoceano. Parallelamente, l’ambasciata americana a Mosca ha diramato un’allerta di livello 4 per sollecitare i propri cittadini a lasciare il Paese. Il presidente Donald Trump ha comunque preannunciato un colloquio telefonico con Vladimir Putin per fare il punto della situazione.
Le analisi tecniche confermano la gravità dell’accaduto. Il microbiologo Francesco Broccolo dell’Università del Salento ha spiegato che «L’incubazione della peste polmonare è di 1-4 giorni e la malattia, non trattata, uccide in 2-4 giorni dall’esordio. Non ci sono molte polmoniti che si comportano così in una ventottenne sana». L’esperto ha evidenziato come il vaccino storico EV76 offra «protezione scarsa o nulla contro la sfida aerosolica», aggiungendo che «A oggi non esiste al mondo un vaccino efficace contro la peste polmonare; i candidati sono ancora in fase di sviluppo clinico».
Sulle colonne del quotidiano The Sun e sulle piattaforme social crescono intanto i dubbi degli esperti: il biologo Kevin Esvelt ha notato che «La quarantena imposta in cinque ospedali russi, il coinvolgimento dell’Fsb e il ricorso a squadre specializzate in materiali pericolosi sono incompatibili con un’infezione contratta in laboratorio», alimentando le speculazioni sulla reale natura del patogeno.


