
Alessandro Orsini e Giuseppe Cruciani sono finiti al centro di un botta e risposta dai toni tutt’altro che morbidi. A far scattare la replica è stato un attacco diretto del conduttore nei confronti del professore, che ha deciso di rispondere pubblicamente mettendo sul tavolo non solo la questione personale, ma anche le accuse e le contestazioni che si sono accumulate nel confronto. Ne è venuto fuori un intervento pungente, nel quale Orsini non risparmia una stoccata a Cruciani e prova a ribaltare le accuse ricevute.
Il professore parte infatti dal giudizio espresso nei suoi confronti e lo fa con una dose evidente di ironia. Poi, però, il tono cambia e la replica entra nel merito di una questione molto più delicata. Orsini ricostruisce la propria posizione, spiega perché aveva già affrontato l’argomento in precedenza e contesta quella che considera una lettura fuorviante delle sue parole. Sullo sfondo c’è una discussione destinata a far parlare, con il confronto che passa rapidamente dalle battute personali a temi politici e giudiziari.
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La stoccata a Giuseppe Cruciani
Il messaggio di Alessandro Orsini si apre chiamando direttamente in causa Giuseppe Cruciani e il giudizio espresso dal conduttore.
«Caro Giuseppe Cruciani, mi accusi di dire “cazza […] e”. Un giudizio temibile, dato il tuo magistero in materia.»
Una partenza sarcastica, che lascia subito capire il tono scelto da Orsini. Ma dopo la battuta iniziale il professore entra nel vivo della questione e richiama una risposta che aveva già pubblicato sul Fatto Quotidiano il 6 ottobre.
«Quanto al Ddl anti-semitismo, ti ho risposto sul Fatto Quotidiano del 6 ottobre. Da una parte, il Ddl anti-semitismo non introduce pene dirette; dall’altra, rende più agevole l’applicazione di norme penali già esistenti.»
È questo il passaggio che porta la discussione su un terreno più concreto. Orsini contesta l’interpretazione delle proprie posizioni e spiega quale sia, secondo lui, il punto centrale del provvedimento. La sua lettura si concentra in particolare sulle conseguenze che il Ddl anti-semitismo potrebbe avere nell’applicazione di norme già esistenti.
Caro Giuseppe Cruciani, mi accusi di dire “cazza […] e”. Un giudizio temibile, dato il tuo magistero in materia. Quanto al Ddl anti-semitismo, ti ho risposto sul Fatto Quotidiano del 6 ottobre. Da una parte, il Ddl anti-semitismo non introduce pene dirette; dall’altra, rende più agevole l’applicazione di norme penali già esistenti. Ad esempio, il Ddl anti-semitismo stabilisce che paragonare le politiche di Israele nei confronti dei palestinesi a quelle naziste contro gli ebrei costituisce "anti-semitismo". Storicamente sono diversi. Sociologicamente sono simili: lo Stato nazista era uno Stato terrorista verso gli ebrei. Lo Stato israeliano è uno Stato terrorista verso i palestinesi, come ho documentato nel mio "Ucraina-Palestina. Il terrorismo di Stato nelle relazioni internazionali". Il Ddl, se approvato, porrà le associazioni pro-Netanyahu nella condizione di querelare più facilmente i cittadini italiani. E ti assicuro che queste associazioni perseguitano tanti italiani liberi e onesti. P.S. I riferimenti ai miei libri non sono "marchette", come tu affermi. Servono a rendere più difficile l’uso della querela temeraria da parte di tali organizzazioni.
— Alessandro Orsini (@orsiniufficiale) October 7, 2026
Il nodo del Ddl anti-semitismo
Nel post Orsini entra quindi nel dettaglio di una delle disposizioni che considera particolarmente rilevanti. Il riferimento riguarda il paragone tra le politiche israeliane nei confronti dei palestinesi e quelle adottate dal regime nazista nei confronti degli ebrei.
«Ad esempio, il Ddl anti-semitismo stabilisce che paragonare le politiche di Israele nei confronti dei palestinesi a quelle naziste contro gli ebrei costituisce “anti-semitismo”.»
È proprio su questo punto che la posizione di Orsini diventa particolarmente netta. Il professore distingue anzitutto il piano storico da quello sociologico e sostiene che, pur trattandosi di vicende differenti, possano essere individuate delle analogie.
«Storicamente sono diversi. Sociologicamente sono simili: lo Stato nazista era uno Stato terrorista verso gli ebrei. Lo Stato israeliano è uno Stato terrorista verso i palestinesi, come ho documentato nel mio “Ucraina-Palestina. Il terrorismo di Stato nelle relazioni internazionali”.»
Il riferimento al libro non è casuale. Orsini richiama infatti una propria pubblicazione per sostenere la posizione espressa nel post e per ribadire che il tema è già stato affrontato nei suoi lavori.

L’accusa sulle possibili querele
La parte successiva della replica sposta ancora il terreno dello scontro. Orsini si concentra sulle possibili conseguenze del provvedimento e sostiene che, in caso di approvazione, alcune organizzazioni potrebbero avere maggiore facilità nel ricorrere alle vie legali contro chi esprime determinate opinioni.
«Il Ddl, se approvato, porrà le associazioni pro-Netanyahu nella condizione di querelare più facilmente i cittadini italiani.»
Una previsione che Orsini accompagna con un’accusa altrettanto diretta nei confronti delle associazioni alle quali fa riferimento.
«E ti assicuro che queste associazioni perseguitano tanti italiani liberi e onesti.»
È uno dei passaggi più duri dell’intervento, perché il confronto non resta più soltanto sul piano delle idee. Orsini porta infatti nella discussione anche il tema delle querele e di quello che considera il rischio di un utilizzo dello strumento giudiziario contro cittadini che esprimono posizioni critiche.
La risposta sulle “marchette”
Prima di chiudere, Orsini torna poi su un’accusa personale che riguarda i riferimenti ai suoi libri. Anche in questo caso la risposta è diretta e punta a chiarire perché, nel corso della discussione, abbia citato le proprie pubblicazioni.
«P.S. I riferimenti ai miei libri non sono “marchette”, come tu affermi. Servono a rendere più difficile l’uso della querela temeraria da parte di tali organizzazioni.»
Con questa precisazione si chiude il messaggio rivolto a Giuseppe Cruciani. Orsini respinge quindi l’idea che le citazioni dei propri libri siano un modo per farsi pubblicità e spiega che, secondo la sua versione, avrebbero invece una funzione precisa nella gestione della controversia.
Il botta e risposta tra Orsini e Cruciani si muove così tra ironia, accuse e posizioni molto dure. Da una parte il giudizio personale che ha fatto scattare la replica, dall’altra una risposta che allarga rapidamente il campo e affronta il Ddl anti-semitismo, la libertà di critica nei confronti di Israele, il rischio di querele e il ruolo delle associazioni pro-Netanyahu. Un confronto acceso, nel quale Orsini sceglie di non arretrare e affida a un lungo post la sua risposta alle accuse ricevute.


