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“Cosa ci hanno fatto!”. L’addio di Messi al calcio diventa un incubo: denuncia shock

Pubblicato: 08/10/2026 13:47

La festa per Lionel Messi avrebbe dovuto essere tutta emozione, celebrazione e ricordi. Al Monumental, davanti a oltre 85mila spettatori, la serata era stata costruita per rendere omaggio al numero 10 argentino e alla sua storia con la nazionale. Ma mentre sugli spalti e in campo si consumava una delle notti più attese dai tifosi argentini, dall’altra parte è rimasto un malumore difficile da nascondere.

A viverlo è stata la nazionale del Benin, arrivata in Argentina per affrontare la squadra campione del mondo e partecipare, almeno sulla carta, a una serata destinata a entrare nella memoria del calcio. Per i giocatori africani condividere il campo con Messi rappresentava un’occasione straordinaria. Alla fine, però, il viaggio si sarebbe concluso senza il riconoscimento che la squadra si aspettava, tra restrizioni, occasioni mancate e persino una rincorsa fallita per ottenere un semplice selfie con la Pulce.
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Una festa tutta per Messi

Che la serata fosse stata organizzata soprattutto per Messi era evidente fin dall’inizio. L’addio alla nazionale argentina del numero 10 era il vero centro dell’evento e ogni momento del match era inevitabilmente destinato a essere accompagnato dall’omaggio dei tifosi.

Per il Benin, però, la trasferta avrebbe dovuto rappresentare anche qualcosa di più. Giocare contro l’Argentina e soprattutto affrontare Messi in una delle sue ultime apparizioni con la maglia della nazionale significava vivere un momento irripetibile per molti dei calciatori africani.

Il problema, secondo la ricostruzione fornita dal commissario tecnico Gernot Rohr, è che la squadra sarebbe stata praticamente esclusa dalla celebrazione. Gli argentini avrebbero riservato pochissimo spazio agli avversari, fino a farli sentire quasi come semplici comparse all’interno di una serata costruita intorno alla Pulce.

Il contrasto è apparso ancora più evidente proprio nei momenti nei quali i giocatori del Benin avrebbero cercato di conservare un ricordo personale dell’evento. Tra questi anche un tentativo di ottenere una fotografia con Messi, trasformato però in una rincorsa finita a vuoto.

Nessuna maglia e nessuna foto

Il malumore della nazionale africana è stato raccontato dal suo allenatore a RMC. Rohr ha spiegato che la squadra era già consapevole del fatto che non avrebbe ricevuto una parte dell’incasso della partita né premi economici per la partecipazione. La sorpresa, però, sarebbe stata un’altra.

Secondo il commissario tecnico, ai giocatori sarebbe stato impedito anche di vivere alcuni dei normali momenti di condivisione che accompagnano una partita internazionale, come lo scambio delle maglie o una fotografia con gli avversari.

“L’unica vergogna è che gli argentini non ci hanno dato nulla. Nessuna foto con Messi, nessuna maglia. Non ci hanno nemmeno fatto entrare nel tunnel, né tantomeno negli spogliatoi”.

Una situazione che avrebbe lasciato particolarmente amareggiati i calciatori del Benin, soprattutto considerando il viaggio affrontato per arrivare in Argentina e l’importanza dell’occasione.

Il racconto della serata comprende anche un altro tentativo, questa volta pensato per avvicinare i giocatori africani a Messi attraverso un gesto simbolico. La delegazione aveva preparato un mazzo di fiori con i colori del Benin, giallo, rosso e verde, nella speranza di riuscire a consegnarlo al fuoriclasse argentino.

“Abbiamo offerto un mazzo di fiori nei colori del Benin, giallo, rosso e verde, ma non ha funzionato”.

L’intervento di Scaloni

L’unico contatto concreto sarebbe arrivato grazie all’intervento di Lionel Scaloni. È stato il commissario tecnico argentino a fare da tramite per permettere alla delegazione africana di ottenere almeno un ricordo della serata.

Alla fine, il risultato è stato un autografo di Messi su una sola maglia. Un ricordo certamente prezioso, ma che secondo il racconto del Benin è rimasto molto distante dalle aspettative iniziali.

La situazione sarebbe stata resa ancora più complicata dal comportamento della sicurezza. I giocatori africani, secondo quanto riferito, avrebbero avuto difficoltà ad accedere alle aree riservate alla squadra argentina e sarebbero stati trattati quasi come estranei durante una serata nella quale avrebbero voluto semplicemente condividere qualche minuto con i protagonisti dell’evento.

Il risultato è stato un paradosso: il Benin aveva avuto l’opportunità di affrontare uno dei calciatori più importanti della storia, ma non sarebbe riuscito a vivere nemmeno quei momenti informali che spesso accompagnano le partite internazionali.

La denuncia di Romain Molina

A raccogliere e rilanciare le testimonianze sulla vicenda è stato anche il giornalista Romain Molina, che ha sintetizzato in maniera molto dura le accuse rivolte alla federazione argentina e ai protagonisti della serata.

“Il ‘rispetto’ della Federazione argentina (e dei giocatori) nei confronti del Benin: nessun bonus, neanche un centesimo dei ricavi generati , nessuna maglia scambiata, neanche una foto. Si fa di tutto per fare soldi a spese di chi viene trattato come una semplice comparsa”.

Le parole riportate da Molina hanno contribuito ad alimentare la polemica su una serata che avrebbe dovuto essere esclusivamente celebrativa. Il problema, infatti, non riguarda soltanto la mancanza di un riconoscimento economico. Secondo il racconto della nazionale africana, il punto centrale sarebbe soprattutto il trattamento riservato al Benin durante la trasferta.

I giocatori sapevano già che non avrebbero ricevuto una quota degli incassi o un premio in denaro. Quello che non si aspettavano, invece, erano le limitazioni che avrebbero accompagnato la loro permanenza al Monumental.

Messi celebrato, il Benin dimenticato

La serata resta comunque legata alla celebrazione di una carriera che ha segnato profondamente la storia del calcio argentino. Le emozioni, le lacrime e l’omaggio dei tifosi hanno accompagnato l’addio di Messi alla nazionale, trasformando la partita in un appuntamento dal forte valore simbolico.

Ma proprio all’interno di quella grande festa è emerso il contrasto denunciato dal Benin. Da una parte oltre 85mila persone riunite per celebrare Messi, dall’altra una nazionale arrivata da lontano che, secondo il proprio commissario tecnico, avrebbe ricevuto un trattamento ben diverso da quello che si sarebbe aspettata.

Per i calciatori africani, il privilegio più grande resta comunque quello di aver condiviso il campo con Lionel Messi in una notte destinata a essere ricordata. Ma oltre a quella possibilità, secondo le loro testimonianze, è rimasto ben poco: niente compensi, nessuna parte dell’incasso, nessuno scambio di maglie e quasi nessuna possibilità di avvicinare il numero 10.

L’unico ricordo concreto sarebbe stato quell’autografo ottenuto grazie all’intervento di Scaloni. Una ricompensa simbolica per una trasferta lunghissima, arrivata però in una serata nella quale il Benin avrebbe voluto sentirsi parte della festa e non soltanto la squadra chiamata a fare da avversaria.

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