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Scontro Usa-Cpi, l’Italia prende posizione: “Sostegno incondizionato alla Corte”

Pubblicato: 09/10/2026 18:44

L’Italia conferma il proprio sostegno alla Corte penale internazionale e si schiera contro le sanzioni imposte dagli Stati Uniti a giudici, procuratori e funzionari dell’istituzione dell’Aja. La posizione italiana sarà formalizzata insieme ad altri Paesi occidentali, tra cui Germania, Francia, Giappone e Canada, con una dichiarazione comune a difesa dell’indipendenza e dell’integrità della Corte.

Secondo fonti della Farnesina, Roma intende ribadire la propria fiducia nella Cpi e allo stesso tempo mantenere aperto un dialogo con gli Stati che non aderiscono allo Statuto di Roma, a cominciare proprio dagli Stati Uniti. Le misure americane hanno colpito negli ultimi mesi diversi esponenti della Corte e sono state duramente contestate anche dagli organi interni della stessa Cpi.

L’Italia: “Sostegno all’indipendenza della Corte”

La posizione italiana ruota attorno a un principio preciso: la Corte deve poter continuare a svolgere il proprio mandato senza pressioni esterne. La Farnesina ha fatto sapere che l’Italia, insieme ai Paesi partner, confermerà il proprio sostegno all’indipendenza, imparzialità e integrità della Cpi.

Roma intende inoltre sostenere il lavoro svolto dalla Corte per prepararsi agli effetti delle sanzioni americane e garantire la continuità delle proprie attività. Le fonti diplomatiche parlano di un sostegno “incondizionato” alla possibilità per la Cpi di adempiere alle funzioni previste dallo Statuto di Roma.

Le sanzioni americane contro giudici e funzionari

Le tensioni tra Washington e la Corte penale internazionale sono cresciute negli ultimi mesi. L’amministrazione americana ha esteso le sanzioni a diversi rappresentanti dell’istituzione, compresa la presidente della Corte e membri dell’ufficio del procuratore.

La stessa Cpi ha definito queste misure un attacco alla propria indipendenza, sostenendo che colpire giudici e funzionari per le decisioni adottate nell’esercizio delle loro funzioni rischia di compromettere il funzionamento della giustizia internazionale.

Secondo la Corte, le sanzioni incidono anche sulla capacità delle vittime di crimini internazionali di ottenere giustizia attraverso un organismo istituito proprio per perseguire genocidio, crimini contro l’umanità, crimini di guerra e aggressione.

La Corte sposta l’assemblea da New York all’Aja

Le conseguenze delle sanzioni americane sono diventate anche operative. A fine settembre l’Assemblea degli Stati parte ha deciso di spostare dall’Onu di New York all’Aja la propria prossima sessione annuale, in programma tra il 30 novembre e il 7 dicembre.

La decisione è stata motivata proprio dalle difficoltà legate alle restrizioni di ingresso negli Stati Uniti e dalle sanzioni nei confronti di alcuni funzionari della Corte. Diversi rappresentanti avrebbero infatti rischiato di non poter partecipare regolarmente ai lavori se l’incontro fosse rimasto negli Stati Uniti. (icc-cpi.int)

Roma cerca una linea comune con gli alleati

La posizione italiana non punta però a interrompere il confronto con Washington. La Farnesina sottolinea infatti la volontà di mantenere un dialogo costruttivo con gli Stati non parte dello Statuto di Roma, tra cui gli Stati Uniti.

L’obiettivo è quindi duplice: difendere l’autonomia della Corte e allo stesso tempo evitare che la contrapposizione con Washington produca una frattura ancora più profonda sul terreno della giustizia internazionale.

La dichiarazione comune con Germania, Francia, Giappone e Canada serve proprio a rafforzare questa posizione attraverso un fronte coordinato di Paesi alleati degli Stati Uniti ma anche membri e sostenitori della Cpi.

Il ruolo particolare dell’Italia

Per l’Italia la questione ha anche un valore simbolico e storico. La Corte penale internazionale nasce dallo Statuto di Roma del 1998, il trattato che ne ha definito struttura, competenze e funzionamento.

Roma ha quindi un legame diretto con l’istituzione e negli anni ha sempre formalmente sostenuto il sistema della giustizia penale internazionale. Proprio per questo la presa di posizione contro le sanzioni americane assume un peso politico particolare.

Una posizione che arriva dopo mesi di polemiche

Il rapporto tra l’Italia e la Corte è stato comunque oggetto di forti polemiche politiche negli ultimi mesi, soprattutto dopo i mandati di arresto internazionali emessi nei confronti di esponenti israeliani e dopo le sanzioni statunitensi contro funzionari collegati alla giustizia internazionale.

Le opposizioni avevano più volte chiesto al governo italiano di assumere una posizione più netta contro Washington. Ora la Farnesina sceglie di aderire a una dichiarazione congiunta che ribadisce il sostegno alla Corte e la contrarietà alle misure americane.

Il confronto resta aperto

La presa di posizione italiana non chiude comunque il contenzioso. Gli Stati Uniti non riconoscono la giurisdizione della Corte e continuano a contestarne alcune decisioni, mentre gli Stati parte dello Statuto di Roma difendono il principio secondo cui giudici e procuratori devono poter svolgere il proprio lavoro senza minacce o pressioni.

L’Italia prova quindi a mantenere insieme due linee: sostegno pieno alla Corte penale internazionale e dialogo con Washington. Una posizione che sarà ora formalizzata con gli altri Paesi partner e che conferma il tentativo europeo di difendere la Cpi senza trasformare lo scontro sulle sanzioni in una rottura politica con gli Stati Uniti.

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