
La vicenda giudiziaria di Daniela Santanchè, già ministra del Turismo e senatrice di Fratelli d’Italia, si arricchisce di un nuovo capitolo. La Procura di Milano ha chiesto il rinvio a giudizio dell’esponente politica e di altre 14 persone, oltre che di una società, nell’ambito di un’inchiesta che riguarda il dissesto di diverse aziende riconducibili al settore degli alimenti biologici. Le contestazioni formulate dai magistrati comprendono le ipotesi di bancarotta fraudolenta, falso in bilancio e truffa aggravata ai danni dello Stato. La richiesta dovrà ora essere esaminata dal giudice per l’udienza preliminare, chiamato a decidere se disporre il processo.
L’inchiesta riguarda le società Ki Group, Ki Group Holding, Bioera e Umbria Srl e si inserisce in un quadro giudiziario nel quale Santanchè è già coinvolta in altri procedimenti a Milano. Le nuove contestazioni ruotano attorno alla gestione delle aziende, alla distribuzione di dividendi e compensi agli amministratori durante le fasi di difficoltà economica e all’ottenimento di risorse pubbliche nel periodo dell’emergenza Covid. Le ipotesi accusatorie dovranno essere valutate nelle sedi giudiziarie competenti: la richiesta di rinvio a giudizio, infatti, non equivale a una condanna e non costituisce un accertamento definitivo delle responsabilità degli indagati.
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L’inchiesta sulle società Ki Group e Bioera
La richiesta di processo è stata formulata dai pubblici ministeri Luigi Luzi e Guido Schininà, con il coinvolgimento dell’aggiunto Roberto Pellicano. Le indagini, affidate al Nucleo di Polizia economico-finanziaria della Guardia di finanza, erano state chiuse a metà luglio, aprendo la strada alla successiva iniziativa della Procura.
Tra le persone interessate dal procedimento figurano, oltre a Santanchè, il suo ex compagno Canio Mazzaro, la sorella Fiorenza e il figlio Lorenzo, insieme ad altri soggetti. L’udienza preliminare rappresenterà il passaggio nel quale il giudice dovrà valutare gli elementi raccolti dagli investigatori e stabilire se esistano i presupposti per mandare gli imputati a processo.
Uno dei capitoli principali dell’inchiesta riguarda Ki Group Holding. Secondo la ricostruzione accusatoria riportata negli atti, il fallimento della società sarebbe stato provocato «con dolo o per effetto di operazioni dolose». Tra gli elementi contestati compare l’iscrizione in bilancio di una presunta plusvalenza fittizia di quasi 12 milioni di euro.
Gli investigatori avrebbero inoltre individuato un quadro di difficoltà finanziaria accompagnato, secondo l’accusa, dal mancato pagamento sistematico di obbligazioni fiscali e previdenziali. Si tratta di circostanze che dovranno essere esaminate nel corso dell’eventuale processo, nel rispetto delle garanzie previste per tutte le persone coinvolte.

I dividendi distribuiti durante la crisi aziendale
Un altro punto centrale riguarda la distribuzione degli utili e la gestione delle risorse societarie negli anni in cui le aziende attraversavano difficoltà economiche. Per quanto riguarda Ki Group Holding, gli atti dell’accusa contestano agli amministratori di aver contribuito al dissesto anche attraverso la distribuzione di dividendi.
In particolare, nel 2015 sarebbero stati distribuiti oltre 4 milioni di euro, nonostante il risultato netto consolidato della società risultasse negativo per quasi un milione. La Procura considera questo elemento parte del quadro delle operazioni che avrebbero aggravato la situazione finanziaria dell’azienda.
Le contestazioni investono anche Bioera. Secondo l’ipotesi accusatoria, tra il 2018 e il 2023 sarebbero stati riconosciuti agli amministratori compensi ritenuti del tutto sproporzionati, per un importo complessivo superiore a 2,1 milioni di euro.
Il tema della distribuzione di dividendi e remunerazioni mentre le società si trovavano in difficoltà costituisce uno degli aspetti sui quali si concentrano le verifiche della Procura. Sarà il procedimento giudiziario a dover chiarire la natura delle operazioni contestate, le responsabilità individuali e l’eventuale rilevanza penale delle condotte.

L’accusa di truffa aggravata per i fondi legati al Covid
Tra le contestazioni rivolte agli indagati compare anche una presunta truffa aggravata ai danni dello Stato, collegata alle misure di sostegno economico introdotte durante l’emergenza sanitaria.
Secondo l’accusa, Ki Group Srl avrebbe ottenuto da Invitalia un finanziamento di 2,7 milioni di euro attraverso «artifizi e raggiri», inducendo in errore l’ente incaricato della gestione delle risorse. Alla società viene inoltre contestato di aver beneficiato di un credito d’imposta da 600 mila euro, aggirando, secondo la ricostruzione investigativa, le regole previste per accedere alle agevolazioni.
Il filone si aggiunge a un’altra vicenda relativa a presunte irregolarità nell’utilizzo di risorse pubbliche, quella che riguarda l’Inps e per la quale Santanchè è già coinvolta in un distinto procedimento. Quest’ultimo, secondo le informazioni riportate, si trova nella fase dell’udienza preliminare, mentre è in corso il processo relativo all’ipotesi di falso in bilancio.
Le diverse vicende giudiziarie devono essere tenute distinte, perché riguardano contestazioni e procedimenti differenti. La nuova richiesta di rinvio a giudizio riguarda nello specifico le società Ki Group, Ki Group Holding, Bioera e Umbria Srl, con ipotesi di reato che spaziano dalla gestione dei dissesti aziendali all’ottenimento di finanziamenti e benefici fiscali.
Daniela Santanchè, attesa per la decisione del giudice
Il prossimo passaggio sarà l’esame della richiesta da parte del giudice per l’udienza preliminare. Sarà in quella sede che verrà valutata la possibilità di disporre il processo per Santanchè e per gli altri soggetti coinvolti.
L’inchiesta ricostruisce una serie di operazioni societarie compiute in anni diversi e attribuisce agli indagati condotte che, secondo la Procura, avrebbero contribuito al dissesto delle aziende o consentito di ottenere indebitamente risorse pubbliche. Le contestazioni comprendono presunte irregolarità contabili, distribuzioni di denaro durante le difficoltà finanziarie e operazioni relative agli aiuti economici del periodo pandemico.
La decisione del giudice stabilirà se le accuse dovranno essere approfondite in un dibattimento. Fino a un eventuale accertamento definitivo, le responsabilità contestate restano ipotesi accusatorie e tutte le persone coinvolte devono essere considerate presunte innocenti.
Per Daniela Santanchè, dunque, la richiesta della Procura apre una nuova fase giudiziaria, mentre proseguono gli altri procedimenti che la riguardano. Il nodo centrale resta la valutazione delle operazioni finanziarie e societarie contestate dagli inquirenti e la verifica, davanti ai giudici, degli elementi raccolti nel corso delle indagini.


