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“È proprio lui!”. Clamoroso Emanuela Orlandi: finalmente svolta nelle indagini

Pubblicato: 15/06/2026 13:22

Ci sono storie che sembrano non appartenere soltanto alla cronaca, ma alla memoria collettiva di un intero Paese. Vicende che attraversano le generazioni, sopravvivono al trascorrere del tempo e continuano a suscitare domande anche quando ogni possibile risposta sembra essersi persa tra archivi, testimonianze e indagini. Ogni nuovo sviluppo, ogni documento riemerso o ogni dichiarazione acquisita dagli investigatori finisce inevitabilmente per riportare l’attenzione su eventi che non hanno mai smesso di alimentare dubbi e interrogativi.

In questi casi il tempo non cancella il mistero, ma spesso lo rende ancora più complesso. Le piste investigative si intrecciano, i protagonisti cambiano ruolo nel racconto pubblico e circostanze considerate marginali possono improvvisamente tornare al centro dell’attenzione. È il motivo per cui alcune inchieste continuano a essere osservate con particolare attenzione, soprattutto quando emergono elementi che potrebbero offrire una nuova chiave di lettura a fatti rimasti irrisolti per decenni.
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È in questo contesto che si inseriscono le indiscrezioni relative all’inchiesta sulla scomparsa di Emanuela Orlandi, la cittadina vaticana sparita nel nulla a Roma il 22 giugno 1983. Secondo quanto riportato da Repubblica, Marco Fassoni Accetti sarebbe tornato al centro dell’attenzione della Procura di Roma, impegnata da tre anni in una nuova fase investigativa sul caso.

Le informazioni emerse nelle ultime ore si inseriscono nel quadro della terza inchiesta aperta sulla vicenda. Nell’ambito delle attività investigative risulta già iscritta nel registro degli indagati Laura Casagrande, mentre gli accertamenti proseguono su più fronti.

Nuove verifiche sul ruolo di Marco Fassoni Accetti

Secondo quanto ricostruito dal quotidiano, gli investigatori starebbero valutando la possibilità che Marco Fassoni Accetti possa aver avuto un ruolo all’interno di una rete di adulti dedita all’adescamento di adolescenti da mettere successivamente a disposizione di terze persone.

Si tratta di una prospettiva investigativa che riporterebbe in primo piano la pista della pedofilia, un’ipotesi già emersa in diverse fasi dell’inchiesta sulla scomparsa della giovane vaticana.

Nel corso degli anni, Accetti ha sostenuto più volte di essere coinvolto nella vicenda, attribuendosi ruoli differenti. In momenti diversi ha affermato di essere stato il rapitore, il telefonista e persino il carceriere della ragazza. Le sue dichiarazioni hanno riguardato anche il caso di Mirella Gregori, altra adolescente scomparsa nel 1983 e spesso associata alla vicenda Orlandi.

Nel 2013 quelle autoaccuse furono archiviate dagli inquirenti, che le giudicarono prive di attendibilità. Oggi, però, il quadro sembra essersi modificato. La lunga audizione sostenuta davanti alla Commissione parlamentare d’inchiesta sui casi Orlandi-Gregori avrebbe contribuito a una nuova valutazione di alcuni aspetti finora rimasti sullo sfondo.

L’attenzione degli investigatori non sarebbe più concentrata esclusivamente sulla credibilità delle confessioni rese nel tempo, ma sul possibile inserimento della figura di Accetti in un contesto più ampio legato alla realtà romana degli anni Ottanta.

I testimoni ascoltati dagli investigatori

Parallelamente alle verifiche documentali, i carabinieri del Nucleo investigativo starebbero raccogliendo nuove testimonianze e tornando ad ascoltare persone già sentite in passato.

Tra queste figurerebbero uomini e donne che all’epoca erano adolescenti e che avrebbero conosciuto il fotografo attraverso la promessa di servizi fotografici. Gli investigatori starebbero cercando di ricostruire eventuali frequentazioni, incontri e spostamenti, verificando se tali elementi possano contribuire a delineare un quadro più preciso degli avvenimenti di quegli anni.

Il caso Josè Garramon torna sotto la lente

Tra gli episodi che sarebbero stati nuovamente approfonditi compare anche la morte di Josè Garramon, il ragazzo di tredici anni deceduto il 20 dicembre 1983 nella Pineta di Castel Porziano.

Si tratta dell’unico procedimento per il quale Marco Fassoni Accetti è stato condannato in via definitiva, per omicidio colposo e omissione di soccorso. Il giovane, figlio di un diplomatico uruguaiano, venne investito dal Ford Transit guidato dal fotografo.

A distanza di oltre quarant’anni restano tuttavia irrisolti alcuni interrogativi. Il ragazzo si era allontanato da casa per recarsi dal barbiere all’Eur, ma venne ritrovato a molti chilometri di distanza, in una zona boschiva. Le circostanze che lo portarono in quel luogo continuano a rappresentare un punto oscuro della vicenda.

Proprio queste anomalie potrebbero essere oggi oggetto di ulteriori approfondimenti da parte della magistratura.

Le verifiche sull’Amerikano e il caso Katty Skerl

Un altro filone riguarda l’identità dell’Amerikano, il misterioso interlocutore che nell’estate del 1983 telefonò alla famiglia Orlandi sostenendo di essere il responsabile del rapimento.

Anche in questo caso Accetti ha più volte dichiarato di essere stato l’autore di quelle telefonate. Gli investigatori starebbero verificando se esistano elementi in grado di confermare o smentire tale versione.

Le sue dichiarazioni hanno inoltre interessato nel corso degli anni anche il caso di Katty Skerl, la diciassettenne trovata strangolata in una vigna di Grottaferrata nel gennaio del 1984.

Nel 2013 Accetti sostenne che la bara della giovane fosse stata trafugata dal cimitero del Verano e collegò quell’episodio alla vicenda Orlandi. Per anni quelle affermazioni non ebbero sviluppi investigativi, ma nel 2022 l’apertura del loculo disposta dalla Procura portò alla scoperta che la bara era effettivamente scomparsa.

Durante la sua audizione davanti alla Commissione parlamentare d’inchiesta, durata circa sette ore, Accetti ha inoltre consegnato un lungo memoriale. Oggi gli investigatori stanno valutando se le numerose dichiarazioni rese nel corso degli anni possano contenere elementi utili a chiarire alcuni dei più discussi misteri della cronaca italiana oppure se si tratti ancora una volta di racconti privi di riscontri concreti.

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