
«Valentina D’Acunto è una signora che è finita in un carnaio e ha reagito male. Ha tenuto una condotta sbagliata, lo ha riconosciuto e non c’è giustificazione per quanto accaduto». È la posizione espressa dall’avvocato Luca Cupolino, difensore di Marco D’Acunto, nonno materno delle due sorelle ritrovate a Formia, e di Vincenzo Esposito, compagno della madre delle ragazze.
Le dichiarazioni arrivano dopo la decisione del giudice di convalidare il fermo dei tre indagati per sequestro di persona aggravato in concorso, disponendo nei loro confronti l’obbligo di dimora nella provincia di Latina e l’obbligo di firma due volte al giorno presso i carabinieri.
«Non erano criminali, ma una madre che aveva perso le figlie»
Secondo Cupolino, il comportamento degli indagati va inserito nel contesto della vicenda familiare.
«Non stiamo parlando di criminali di professione che sequestrano bambini, ma di una madre che aveva già subito una serie di provvedimenti ablatori da parte del Tribunale civile di Cassino, tra cui il trasferimento delle figlie in comunità, avvenuto in modo forzato. Tre anni fa sono intervenuti a scuola e hanno portato via le ragazze. È in questo contesto che questa donna si è mossa», ha dichiarato.
Il legale ha precisato di non voler giustificare quanto accaduto: «Nessuno sta giustificando la loro condotta. Però, a mio avviso, da un punto di vista umano e morale va considerato anche il contesto in cui è maturata questa vicenda. Il contesto spiega, non giustifica».
Secondo l’avvocato, i tre indagati avrebbero inoltre preso coscienza della gravità dei fatti durante gli interrogatori. «Si sono assunti la responsabilità di quanto accaduto, si sono mortificati e hanno chiesto scusa», ha affermato.
Nessun ricorso contro la misura cautelare
I difensori hanno confermato che non presenteranno richiesta di riesame contro la misura cautelare.
«Manteniamo fede a quelle che sono state le intese d’udienza. Dopo l’esito finale faremo le nostre valutazioni», ha spiegato l’avvocato Enrico Mastantuono, che assiste Valentina D’Acunto.
Il legale ha inoltre difeso la scelta di rappresentare la donna: «Difendo narcotrafficanti, spacciatori, figuriamoci se ho paura di difendere una mamma. La vicenda può lasciare dolore, ma non sta a noi giudicare».
«Valentina non ha più nulla da dire»
Mastantuono ha infine spiegato di non aver più avuto contatti con la propria assistita dopo la scarcerazione.
«Valentina non ha più nulla da dire, non mi comunica nulla. E non abbiamo ancora affrontato il discorso dell’imbarazzo che c’è stato», ha dichiarato.
Il riferimento è alle dichiarazioni rilasciate dalla donna poche ore prima del ritrovamento delle figlie, quando aveva espresso il timore che le ragazze fossero morte, circostanza poi smentita dal blitz dei carabinieri che ha consentito di rintracciarle nell’abitazione di una lontana parente a Formia dopo circa due settimane di ricerche.


