
È in corso una vasta operazione di ricerca al largo della Tunisia dopo il naufragio di un’imbarcazione con a bordo un gruppo di migranti diretto verso le coste italiane. Almeno 13 persone risultano disperse dopo che il barcone si è capovolto a circa 14 miglia nautiche dalla costa di Zarzis, nel sud-est del Paese. Tra i passeggeri, secondo le informazioni raccolte dai media tunisini, c’erano anche due minorenni.
Le autorità tunisine hanno mobilitato unità marittime e terrestri, mezzi della Marina e un elicottero della Guardia marittima. Alle ricerche stanno partecipando anche pescatori della zona. Il bilancio rimane ancora provvisorio e le informazioni sul numero delle persone recuperate non sono del tutto concordanti.
Il barcone era partito mercoledì diretto verso l’Italia
Secondo la ricostruzione fornita alla radio tunisina Mosaïque FM da uno dei sopravvissuti, l’imbarcazione era partita mercoledì 19 agosto dalla zona di El Jdaria, tra Zarzis e Ben Guerdane, con l’obiettivo di raggiungere irregolarmente le coste italiane.
A bordo si trovavano 15 persone, quasi tutte originarie di Ben Guerdane e Zarzis. Tra loro risultavano anche due minorenni. Le condizioni del mare sarebbero state difficili fin dall’inizio della traversata.
Dopo circa cinque ore di navigazione le onde sarebbero aumentate notevolmente e il barcone si sarebbe capovolto. Un’altra prima ricostruzione parla anche di un’avaria e di successive infiltrazioni d’acqua prima dell’affondamento. Saranno gli accertamenti delle autorità tunisine a ricostruire con precisione la dinamica.
Il racconto del superstite: 48 ore in mare
Particolarmente drammatica è la testimonianza di Osama Chawat, indicato da Mosaïque FM come uno dei sopravvissuti. Il giovane ha raccontato che, nelle prime ore successive al naufragio, alcuni componenti del gruppo erano riusciti a rimanere relativamente vicini.
La forza delle onde e la stanchezza accumulata durante le lunghe ore trascorse in acqua avrebbero però progressivamente disperso i naufraghi. Chawat ha raccontato di essere riuscito a sopravvivere per circa 48 ore in mare, fino al passaggio di una nave mercantile.
L’equipaggio avrebbe sentito le sue richieste d’aiuto e sarebbe riuscito a recuperarlo. Secondo le informazioni comunicate successivamente dalla Guardia nazionale tunisina, il superstite è stato quindi affidato alle squadre di soccorso.
Almeno 13 persone ancora disperse
Il numero esatto delle persone salvate deve ancora essere chiarito. Le prime informazioni provenienti dalla zona di Zarzis riferivano di due giovani recuperati, uno dei quali in condizioni critiche, mentre una successiva comunicazione ufficiale della Guardia nazionale si è concentrata sul recupero di un superstite da parte della nave mercantile.
Il dato sul quale convergono le prime ricostruzioni è quello di almeno 13 persone ancora disperse. Le autorità non hanno finora comunicato ufficialmente un numero definitivo di vittime.
Il presidente dell’Osservatorio tunisino per i diritti umani, Mostafa Abdelkebir, ha riferito sui social del ritrovamento di quattro corpi. Al momento, tuttavia, non è stato accertato che appartengano alle persone che viaggiavano sul barcone affondato davanti a Zarzis.
Elicottero, Marina e pescatori impegnati nelle ricerche
La Tunisia ha attivato il proprio piano di soccorso e ricerca. Alle operazioni partecipano unità della Guardia marittima, mezzi terrestri, unità navali dell’esercito e un elicottero, inviato per ampliare dall’alto l’area delle ricerche.
Anche pescatori e proprietari di imbarcazioni dei porti di Zarzis, Ben Guerdane e Djerba hanno partecipato alle operazioni dopo essere stati autorizzati dalle autorità.
Le condizioni del mare rappresentano uno degli elementi più delicati. Secondo la testimonianza raccolta dai media tunisini, diversi passeggeri disponevano di giubbotti di salvataggio, ma onde e correnti avrebbero progressivamente disperso il gruppo lontano dal punto dell’affondamento, rendendo molto più difficile individuarli.
Aperta un’indagine sul naufragio
La procura tunisina ha intanto disposto l’apertura di un’indagine sull’accaduto. Gli accertamenti riguardano la traversata irregolare e il naufragio che ne è seguito.
Le autorità stanno cercando di ricostruire anche l’organizzazione della partenza e le condizioni dell’imbarcazione utilizzata per raggiungere l’Italia. Le famiglie dei dispersi hanno chiesto alle autorità di mobilitare il maggior numero possibile di mezzi per proseguire le ricerche.
Con il passare delle ore la possibilità di trovare altre persone in vita diventa sempre più legata alla rapidità con cui sarà possibile estendere le operazioni nell’area nella quale correnti e vento potrebbero aver trascinato i naufraghi.
La rotta da Zarzis verso l’Italia
Zarzis si trova nell’estremo sud-est della Tunisia, relativamente vicino al confine con la Libia, ed è uno dei punti di partenza utilizzati nelle traversate del Mediterraneo centrale verso l’Italia. Proprio nelle stesse ore sono tornati a essere segnalati a Lampedusa arrivi di imbarcazioni partite dall’area di Zarzis.
Il naufragio avviene quindi mentre la rotta tunisina verso le coste italiane torna sotto osservazione. La traversata rimane estremamente pericolosa, soprattutto quando viene affrontata con piccole imbarcazioni inadatte alla navigazione in mare aperto e in presenza di condizioni meteorologiche sfavorevoli.
Per il momento la priorità resta però una sola: ritrovare le persone ancora disperse. Le operazioni al largo di Zarzis proseguono e il bilancio potrebbe cambiare nelle prossime ore.


