
Un drammatico punto di svolta segna le indagini sull’omicidio di Lorena Isceri, la donna di quarantacinque anni tragicamente uccisa dal suo ex compagno, Federico Vella, lungo l’autostrada A1. I primissimi esiti emersi dall’esame autoptico e dagli accertamenti medico-legali condotti sulla salma della vittima tracciano un quadro ancora più angosciante di quanto ipotizzato nelle prime ore successive al fatto. La donna era infatti ancora in vita nel momento preciso in cui l’uomo l’ha scagliata nel vuoto dal viadotto autostradale. I rilievi preliminari eseguiti mediante la Tac e la prima ispezione cadaverica esterna avrebbero infatti escluso la presenza di traumi cranici di gravità tale da aver provocato il decesso prima del tremendo impatto al suolo. Questa importante evidenza medico-legale dovrà essere formalizzata entro novanta giorni nella relazione finale redatta dal medico legale Beatrice Defraia, incaricata dal pubblico ministero Antonio Natale nell’ambito del fascicolo d’inchiesta aperto dalla Procura della Repubblica di Firenze.
Gli esami diagnostici eseguiti nelle ultime ore hanno permesso di individuare segni evidenti sul corpo della vittima che gli inquirenti stanno ora analizzando dettagliatamente per ricostruire l’esatta dinamica della tragedia. L’elemento di maggiore rilievo risiede proprio nella risposta sulla tempistica della morte, con le verifiche che confermano come la donna fosse viva al momento del trascinamento fuori dal bagagliaio e del successivo lancio nel vuoto. Il quadro complessivo dipinge gli ultimi disperati istanti della vita di Lorena, sequestrata e costretta all’interno dell’autovettura condotta dall’ex compagno di trentasei anni. Proprio dal portabagagli in cui era stata rinchiusa, la vittima era riuscita a compiere un disperato tentativo di salvataggio contattando il numero unico di emergenza e spiegando agli operatori del 112 la spaventosa situazione che stava vivendo mentre il veicolo si dirigeva a velocità sostenuta verso il punto in cui si è poi consumato il delitto.
La chiamata ai soccorsi effettuata dalla donna è durata quasi venti minuti e rappresenta una prova documentale di straordinaria importanza per il lavoro degli investigatori. Il legale che assiste i familiari della vittima, l’avvocato Cosimo Miccoli, ha evidenziato come le registrazioni audio contengano dettagli decisivi e dolorosi. Nelle battute finali della telefonata si percepiscono in modo chiaro i rumori relativi all’apertura del bagagliaio e i successivi momenti in cui la donna è stata afferrata dall’aggressore, accompagnati da lamenti e rumori di colluttazione. Secondo quanto ricostruito dalla difesa dei familiari, la vittima era fortemente provata da oltre venti minuti di prigionia in uno spazio estremamente ristretto e dalle percosse subite in precedenza. La speranza della famiglia era che la donna avesse almeno perso la conoscenza prima della caduta, ma i dati medico-legali restituiscono una realtà ancora più crudele, confermando che la morte è sopraggiunta solo come conseguenza finale della caduta dal cavalcavia.
Parallelamente alle analisi sulla salma della vittima, le autorità giudiziarie hanno predisposto una serie di accertamenti specialistici volti a chiarire lo stato psicofisico dell’aggressore al momento dei fatti. La Procura ha disposto esami tossicologici approfonditi sui resti di Federico Vella per accertare un’eventuale assunzione di sostanze stupefacenti, farmaci o anabolizzanti nelle ore che hanno preceduto il sequestro e l’omicidio. Insieme a questi rilievi, gli investigatori stanno eseguendo la copia forense dei dispositivi telefonici sequestrati a entrambi i soggetti coinvolti, con l’obiettivo di analizzare i messaggi scambiati e i contatti recenti. Gli ultimi elementi emersi confermano anche le paure espresse dalla vittima nei giorni precedenti, quando si era temporaneamente trasferita in Puglia nel tentativo di allontanarsi dall’uomo di cui aveva ormai un profondo timore, prima che la situazione precipitasse definitivamente nella tragedia dell’A1.


