
Una lettera inedita di Oriana Fallaci, scritta da New York nelle ore immediatamente successive agli attentati dell’11 settembre 2001, è stata resa pubblica durante la trasmissione Quarta Repubblica su Retequattro. Un documento che restituisce lo sguardo della giornalista davanti a una Manhattan sconvolta dall’attacco alle Torri Gemelle, raccontata quando ancora non era possibile comprendere fino in fondo le dimensioni della tragedia.
La lettera, indirizzata all’avvocato Francesco Brizzi, è stata divulgata in occasione del ventennale della morte della scrittrice. Fallaci la apre con una semplice indicazione temporale, “New York, the day after”, e descrive una città praticamente isolata dal resto del mondo, con le comunicazioni interrotte, gli aeroporti chiusi e i collegamenti bloccati.
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«La città è paralizzata»
Nel racconto di Oriana Fallaci, New York appare svuotata. Le strade sono deserte, i ponti e i tunnel sono chiusi, treni, autobus e metropolitana sono fermi. Sullo sfondo resta soltanto il rumore degli aerei militari che sorvegliano Manhattan, mentre gli ospedali continuano a lavorare senza sosta per accogliere feriti e vittime.
È soprattutto il silenzio della città a colpire la giornalista. Una metropoli normalmente dominata dal traffico e dai rumori si trasforma improvvisamente in uno scenario quasi irreale. Fallaci, che aveva raccontato guerre e rivoluzioni in tutto il mondo, ammette di trovarsi davanti a qualcosa che supera perfino la propria esperienza: «Io credevo d’aver visto tutto, nella mia vita. E invece no».

In quelle ore le cifre delle vittime sono ancora confuse e drammaticamente provvisorie. Fallaci parla di migliaia di morti e dei vigili del fuoco rimasti sotto le macerie, mentre resta impressa nella sua memoria soprattutto l’immagine delle persone costrette a lanciarsi dalle finestre delle Torri Gemelle per sfuggire alle fiamme.
Il documento restituisce così non soltanto la cronaca di quelle ore, ma anche lo shock personale di una giornalista abituata a osservare da vicino la violenza della storia. Nelle ultime righe Fallaci racconta di essere isolata, malata e furibonda. Poche parole che anticipano il tono con cui avrebbe poi interpretato l’11 settembre e le sue conseguenze.
La lettera rappresenta oggi una testimonianza diretta delle ore successive all’attacco che cambiò gli Stati Uniti e il mondo: New York ancora paralizzata, le dimensioni della strage ancora sconosciute e Oriana Fallaci davanti a uno scenario che, per sua stessa ammissione, non aveva mai immaginato di poter vedere.


