
Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha firmato tre decreti di grazia, esercitando il potere attribuito al capo dello Stato dall’articolo 87, comma 11, della Costituzione. Per tutti e tre i provvedimenti il ministro della Giustizia Carlo Nordio, al termine dell’istruttoria prevista, ha espresso parere favorevole.
Tra i destinatari della clemenza c’è Guido Gianni, gioielliere nato nel 1960 e condannato a 12 anni e quattro mesi di reclusione per duplice omicidio e tentato omicidio, reati commessi nel 2008 durante un tentativo di rapina di cui era stato vittima all’interno della propria gioielleria. Nel suo caso Mattarella ha concesso una grazia parziale, cancellando tre anni e due mesi di reclusione.
La grazia parziale a Guido Gianni
Nel valutare il caso di Gianni, il capo dello Stato ha tenuto conto del parere favorevole espresso dal magistrato di sorveglianza e del periodo di pena già scontato, pari a cinque anni e tre mesi.
Per effetto del provvedimento, il residuo della pena detentiva scende sotto i quattro anni. Questo non comporta automaticamente l’uscita dal carcere, ma rende possibile al competente Tribunale di sorveglianza valutare l’eventuale applicazione dell’affidamento in prova al servizio sociale.
La grazia, infatti, può estinguere in tutto o in parte una pena definitiva oppure commutarla in una pena diversa prevista dalla legge.
La grazia per le gravissime condizioni di salute
Il primo dei tre provvedimenti riguarda un uomo indicato dal Quirinale con le iniziali A. A., nato nel 1972 e condannato complessivamente a sette anni di reclusione per reati in materia di stupefacenti e altri delitti.
Mattarella gli ha concesso la grazia per l’intera pena ancora da scontare, pari a cinque anni, cinque mesi e dieci giorni.
La decisione è stata adottata considerando i pareri favorevoli di entrambe le autorità giudiziarie competenti e, soprattutto, le gravissime e irreversibili condizioni di salute del condannato. Proprio per il suo quadro sanitario, l’esecuzione della pena era già stata differita da tempo.
Il terzo provvedimento e il percorso di reinserimento
La terza grazia riguarda G. B., nato nel 1981 e condannato a dieci anni di reclusione per reati legati agli stupefacenti commessi tra il 2002 e il 2009.
Anche in questo caso si tratta di una grazia parziale: Mattarella ha estinto un anno e nove mesi della pena detentiva che l’uomo doveva ancora espiare.
Il Quirinale ha spiegato che nella decisione è stato considerato il parere favorevole del magistrato di sorveglianza, che ha evidenziato il cambiamento di vita del condannato e il percorso di reinserimento sociale, lavorativo e familiare già avviato e consolidato. Tra gli elementi presi in considerazione figurano anche le condizioni di salute di una figlia minore.
Anche per G. B., grazie alla riduzione concessa dal capo dello Stato, la pena residua rientra nel limite che permette di valutare l’eventuale affidamento in prova. La concessione della grazia non equivale dunque, nei due casi di clemenza parziale, all’automatica applicazione della misura alternativa, che resta di competenza dell’autorità giudiziaria.


