
A distanza di settimane dal clamore che ha travolto la sua immagine pubblica, Carlotta Vagnoli torna a parlare e lo fa con parole dure, cariche di amarezza. «È un miracolo che non ci sia scappato il morto, io ho ricevuto minacce». L’influencer e attivista femminista rompe il silenzio attraverso una serie di storie su Instagram, dopo che la diffusione di alcune chat private ha innescato un effetto domino fatto di polemiche, indagini e conseguenze personali devastanti. Tra i messaggi finiti sotto i riflettori comparivano insulti rivolti anche a figure istituzionali di primo piano, come Sergio Mattarella, scambiati all’interno di un gruppo ristretto condiviso con Flavia Carlini e Valeria Fonte. Con un’indagine per stalking ormai avviata verso un possibile rinvio a giudizio, quelle conversazioni sono diventate, secondo Vagnoli, il tassello finale di un racconto distorto. «Ho perso tutto, è saltato tutto per cose che non esistono, per diffamazioni senza verifica».
Le chat finite al centro della bufera
Il cuore della vicenda resta la pubblicazione parziale dei messaggi. Vagnoli non nega la gravità dei toni, ma contesta il metodo con cui sono stati estrapolati. «Ho chiesto scusa a chi pensavo di doverlo», ammette, ricordando come su «quasi 7.900 pagine di chat sono state estratte 22 frasi». A suo dire, «è stato completamente escluso il contesto. È impressionante come sia stato fatto un vero e proprio taglio ad arte». L’accusa è rivolta a giornalisti definiti «guardoni», rei di «non aver fatto il loro lavoro» e di aver pubblicato conversazioni private «che sono al 99% ininfluenti ai fini dell’indagine». Un’operazione che, nella sua ricostruzione, avrebbe causato la «distruzione della vita di sei persone».
La difesa passa anche dalla rilettura del linguaggio usato. «Ho usato termini molto brutti e me ne prendo la responsabilità, soprattutto quelli da vernacolo del peggior tipo usati contro un uomo molto potente». Eppure, ribadisce, «non sono colpevole di niente». Per Vagnoli si trattava di chat tra amici, con «toni colloquiali anche molto forti ma che non dovevano uscire», dove in alcuni casi sarebbe stata scambiata per insulto quella che lei definisce «becera ironia».
Le conseguenze, però, sono state reali e pesantissime. «Ho perso tutto: un libro a cui ho lavorato per 2 anni, la mia attività da autrice e scrittrice, collaborazioni con i giornali, conferenze, lezioni, tour nei teatri per il nuovo spettacolo a cui lavoravo da un anno, volontariato». Alla perdita professionale si è sommata una spirale di minacce: «Il mio indirizzo, il mio numero, le mie password sono state pubblicate sui social. Ho ricevuto insulti e sputi per strada, la mia faccia è apparsa su volantini neonazisti, il mio nome su gruppi Incel». Una pressione tale da costringerla a cambiare casa e a vivere barricata per settimane. «Ora devo ripartire da zero, ma questo non mi spaventa, lo farò a testa alta».


