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“Non puoi permetterti il doposcuola?”. Paolo Mendico umiliato dalla prof in classe: il racconto nel suo diario. Sospese altre due docenti

Pubblicato: 23/01/2026 12:36

La vicenda di Paolo Mendico, il ragazzo di 14 anni che si è tolto la vita lo scorso settembre, continua a sollevare discussioni e polemiche nel mondo della scuola e nell’opinione pubblica. Il giovane, studente dell’IIS Pacinotti di Fondi, si è tolto la vita nella propria abitazione l’11 settembre 2025, lasciando familiari, compagni e docenti in uno stato di profondo sconforto. La tragedia ha riaperto il dibattito sul ruolo degli adulti nelle istituzioni scolastiche, sulla responsabilità dei docenti e dei dirigenti, e sulla gestione del bullismo e del disagio giovanile.
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In questi mesi, la storia di Paolo è stata raccontata attraverso interviste, analisi dei suoi scritti e documenti giudiziari, dando forma a un quadro doloroso del disagio adolescenziale e delle pressioni che spesso i ragazzi affrontano senza adeguato supporto. La comunità scolastica e la cittadinanza sono rimaste colpite dalla complessità della vicenda, che mette in luce non solo i comportamenti dei singoli, ma anche le strutture e le dinamiche della scuola stessa, che talvolta possono contribuire a peggiorare situazioni di vulnerabilità.

Sospese la dirigente scolastica, la vice preside e un’altra responsabile

La vicenda ha trovato un nuovo capitolo con la sospensione per tre giorni della preside dirigente scolastica Gina Antonetti, decisione che ha creato divisioni tra chi sostiene la scelta dei sindacati e chi, come la famiglia di Paolo, chiedeva un provvedimento più severo, fino al licenziamento. La dirigente, secondo quanto riportato, sarebbe stata sanzionata per presunte negligenze nel rapporto con gli studenti e per non aver impedito episodi di umiliazione nei confronti del ragazzo.

Il sindacato dei dirigenti scolastici DirigentiScuola ha espresso la propria contrarietà, definendo la sanzione «non giusta né legittima» e una conseguenza della «ricerca di un capro espiatorio». Secondo l’organizzazione, la contestazione è stata avviata poco dopo la tragedia sulla scorta di notizie di stampa, mentre ad altri docenti coinvolti sono stati contestati addebiti solo successivamente, dimostrando, secondo il sindacato, una gestione mediaticamente orientata del caso.

Dopo la sospensione temporanea della preside Gina Antonetti, l’azione del ministero si è estesa alla vicepreside e alla responsabile della succursale di Santi Cosma e Damiano. Queste due docenti sono state raggiunte da specifici provvedimenti disciplinari a seguito delle risultanze emerse dall’attività ispettiva. Il lavoro degli ispettori non si è limitato a una analisi superficiale, ma ha scavato a fondo nella gestione quotidiana del plesso frequentato dal ragazzo. L’estensione della responsabilità a queste figure suggerisce che il Ministero dell’Istruzione e del Merito abbia riscontrato criticità diffuse nella catena di comando e di sorveglianza interna alla scuola.

L’analisi dei diari e le ipotesi della Procura

Le indagini della Procura di Cassino proseguono con l’ipotesi di istigazione al suicidio. Il fascicolo, al momento contro ignoti, si basa sull’analisi di chat, documentazione scolastica e sull’autopsia del ragazzo. Gli accertamenti riguardano circa una decina di adulti, mentre la Procura minorile valuta la posizione di alcuni compagni sospettati di aver sottoposto Paolo a vessazioni e umiliazioni, episodi raccontati nei diari del giovane.

La psicologa e grafologa forense Marisa Aloia, incaricata dalla famiglia, ha analizzato gli scritti di Paolo, evidenziando il profilo di un adolescente profondamente turbato, il cui disagio derivava soprattutto dalle esperienze scolastiche. Tra queste, il trauma di essere stato rimandato in matematica al termine del primo anno delle superiori ha segnato profondamente il giovane. Nei suoi diari, Paolo racconta la frustrazione di non poter sostenere lezioni private per motivi economici e il senso di umiliazione vissuto in classe.

L’umiliazione pubblica e le conseguenze

In uno dei passaggi riportati dal Corriere della Sera, Paolo scrive: «La prof.ssa ha cominciato a parlare di noi (in classe durante il corso di recupero, ndr) per poi arrivare a me, Mendico Paolo, parlando della chiamata con i genitori e dicendo varie frasi e paragonandomi a (un compagno), dicendo a me: “Non penso che alcune ore costano tanto”». Il compagno, promosso grazie al doposcuola, rappresentava agli occhi di Paolo un confronto ingiusto e doloroso.

Nonostante il ragazzo sia riuscito a recuperare la materia con ottimi risultati, rinunciando persino ai corsi di musica che amava, rimaneva in lui una ferita legata all’umiliazione subita pubblicamente. L’episodio ha messo in luce il delicato equilibrio tra valutazione scolastica, supporto agli studenti e gestione dei conflitti all’interno delle classi.

La comunità e il dibattito sul bullismo

La vicenda di Paolo Mendico ha innescato un dibattito più ampio sul bullismo, sull’integrazione scolastica e sulla responsabilità degli adulti nel prevenire situazioni di disagio. La famiglia del ragazzo, pur nel dolore, chiede giustizia e trasparenza, sostenendo la necessità di provvedimenti più incisivi. La scuola, invece, si trova a dover gestire le conseguenze mediatiche e a riflettere sulle proprie pratiche interne.

Gli esperti sottolineano che episodi come quello di Paolo non devono essere letti come casi isolati, ma come segnali di un sistema che deve migliorare nella tutela dei più fragili. La vicenda invita a un confronto serio e approfondito su prevenzione, supporto psicologico e formazione dei docenti, per evitare che altri giovani possano trovarsi in situazioni di simile sofferenza.

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Ultimo Aggiornamento: 23/01/2026 13:30

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