
Il decreto Sicurezza è arrivato oggi sul tavolo del Consiglio dei ministri, al termine di una giornata segnata da confronti istituzionali e ultime limature, fino all’approvazione poco dopo le 18. Al centro del pacchetto restano il fermo preventivo e lo scudo penale per le forze dell’ordine, le due misure simbolo sulle quali il governo ha dovuto rimettere mano dopo i rilievi avanzati dal Quirinale.
«Per fermare preventivamente chi è determinato a creare disordini, le forze dell’ordine hanno bisogno di strumenti giuridici chiari. Serve il fermo preventivo». Così il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha scandito in aula al Senato la linea dell’esecutivo, mentre a poche ore di distanza il sottosegretario alla Presidenza Alfredo Mantovano saliva al Colle per un confronto diretto con il presidente della Repubblica Sergio Mattarella sulle circa ottanta pagine di provvedimenti, divise tra decreto e disegno di legge, inviate il giorno precedente al Quirinale.
Il confronto con il Colle e le modifiche al testo
L’incontro tra Mantovano e Mattarella ha reso necessari ulteriori aggiustamenti tecnici al testo del decreto, in particolare sulle norme relative al fermo di prevenzione e allo scudo per gli agenti. «Credo che abbiamo fatto un lavoro molto ragionevole ed equilibrato, ma prenderemo atto dei rilievi», ha spiegato Piantedosi lasciando Palazzo Madama subito dopo l’approvazione della risoluzione di maggioranza sulle comunicazioni relative agli scontri di Torino.
Da Palazzo Chigi è arrivata l’indicazione ai tecnici di ridefinire rapidamente i passaggi più delicati, così da presentare il pacchetto completo già nella seduta odierna del Consiglio dei ministri. Il Viminale parla di un’interlocuzione «ottima» con il Quirinale, ma il lavoro di riscrittura è stato intenso fino all’ultimo.
Piantedosi al Senato: “Indegne le insinuazioni contro il governo”
Nel suo intervento a Palazzo Madama, Piantedosi non si è limitato a ripetere l’informativa resa alla Camera. Il ministro ha risposto con durezza a quelle che ha definito «indegne insinuazioni» sull’operato dell’esecutivo dopo i disordini torinesi.
«A Torino nessuna impreparazione. Ricacciamo indietro l’illazione che i poliziotti siano stati mandati allo sbaraglio», ha affermato, respingendo anche l’ipotesi che le violenze possano essere state tollerate o strumentalizzate per facilitare l’introduzione di nuove norme. «Pensare che gli scontri siano stati organizzati o lasciati accadere per varare più agevolmente il decreto è un’accusa grave e priva di fondamento. I violenti non lavorano per il governo».
Il titolare dell’Interno ha ribadito la necessità di «una netta linea di demarcazione» tra chi vuole isolare i facinorosi e chi, a suo dire, rischia di consentire loro di infiltrarsi nelle manifestazioni legittime.
Le opposizioni compatte: mozione unitaria contro la decretazione d’urgenza
Di tutt’altro segno la lettura delle opposizioni. Pd, Movimento 5 Stelle, Alleanza Verdi Sinistra e Italia Viva hanno presentato una risoluzione unitaria per esprimere ferma condanna delle violenze e piena solidarietà alle forze dell’ordine, chiedendo al tempo stesso al governo misure concrete sulla sicurezza senza ricorrere alla decretazione d’urgenza.
Una mossa politica significativa, che ha mostrato una compattezza inedita del campo progressista. Le minoranze hanno respinto al mittente le accuse di connivenza con i violenti e hanno puntato il dito contro quella che definiscono una gestione insufficiente dell’ordine pubblico a Torino. Secondo i gruppi di opposizione, l’esecutivo starebbe sfruttando gli scontri per giustificare una stretta sui diritti fondamentali, in particolare sulla libertà di manifestare e di dissentire.
In aula sono arrivati interventi coordinati per evidenziare l’assenza, nelle comunicazioni del ministro, di una ricostruzione dettagliata delle scelte operative e delle attività di prevenzione. «Ci saremmo aspettati spiegazioni puntuali su cosa non ha funzionato», è stato il leitmotiv. Al loro posto, sostengono, sarebbero arrivate solo accuse politiche.
Il segnale politico e le tensioni nella maggioranza
Sullo sfondo resta anche il clima interno alla maggioranza, attraversata in queste ore da nuove tensioni, mentre il governo prova a chiudere il cerchio sul decreto Sicurezza. Per le opposizioni, la giornata segna l’avvio di una strategia comune sui provvedimenti più controversi dell’esecutivo, a partire proprio dalle misure su fermo preventivo e scudo penale.
Con l’approdo in Consiglio dei ministri, il pacchetto Sicurezza entra ora nella sua fase decisiva. Le modifiche richieste dal Quirinale hanno imposto un rallentamento, ma l’obiettivo dell’esecutivo resta quello di imprimere un’accelerazione già nelle prossime ore, portando in Parlamento un testo rivisto che punta a rafforzare i poteri di prevenzione e la tutela degli agenti, in un contesto politico sempre più polarizzato.
Sicurezza, il decreto approvato in serata: le nuove norme
Dalla scheda di sintesi della decreto sicurezza, appena approvato dal Consiglio dei ministri, emergono misure più stringenti contro violenze e disordini durante le manifestazioni. Tra le principali novità figura il divieto di partecipazione a riunioni e assembramenti pubblici, che potrà essere disposto dal giudice in caso di condanna per una serie di reati gravi, dall’attentato con finalità terroristiche alla devastazione e saccheggio, fino alle lesioni contro appartenenti alle forze dell’ordine, sanitari e arbitri. In questi casi il questore potrà inoltre imporre l’obbligo di presentazione negli uffici di polizia negli orari delle manifestazioni vietate. La violazione del divieto comporterà pene da quattro mesi a un anno di reclusione.
La bozza introduce anche il cosiddetto fermo di prevenzione: durante servizi di ordine pubblico, gli agenti potranno accompagnare e trattenere fino a dodici ore persone ritenute potenzialmente pericolose per il pacifico svolgimento delle manifestazioni, sulla base di elementi concreti come il possesso di armi o oggetti atti a offendere, l’uso di strumenti per travisarsi o precedenti specifici legati a episodi violenti.
Sul fronte delle tutele per cittadini e forze di polizia, è prevista una procedura preliminare del pubblico ministero nei casi in cui appaia evidente una causa di giustificazione, come la legittima difesa o l’adempimento del dovere, con l’obiettivo di disciplinare l’attività d’indagine garantendo al tempo stesso le difese dell’interessato.
Il testo prevede inoltre il divieto di vendita ai minori di armi improprie, in particolare strumenti da punta e taglio, anche tramite web e piattaforme elettroniche, con sanzioni amministrative che possono arrivare fino a 12mila euro in caso di reiterazione e con la possibile revoca della licenza. Gli esercenti dovranno tenere un registro elettronico delle vendite, pena ulteriori sanzioni. Le nuove regole entreranno in vigore sessanta giorni dopo il decreto legge.
Infine, la bozza interviene anche sul Testo unico immigrazione, introducendo nuovi reati ostativi all’ingresso in Italia, tra cui l’alterazione di armi e la fabbricazione di esplosivi non riconosciuti, rafforzando così il quadro delle misure preventive in materia di sicurezza.


