Paolo Borzacchiello e Michela Giraud

Sarà che da qualche tempo sono immerso nella lettura dei capolavori di Orwell, sarà che la parola censura ormai compare, a torto o a ragione, praticamente ovunque, sta di fatto che spesso ho la sensazione di vivere in 1984 e la ancor più triste sensazione che nessuno se ne stia accorgendo.

Così, in una fredda sera di primavera, con Maggio che si è confuso e crede di essere Ottobre, ho deciso di scrivere una lettera direttamente a Grande Fratello, con lo spirito costruttivo di chi vuole capirne un po’ di più e, se possibile, avere indicazioni certe su quel che si può e non si può fare.

È una lettera semi seria, s’intende, scritta dopo l’ultimissimo degli episodi che è rimbalzato su tutta la rete e che ha visto protagonista la comica Michela Giraud, che ha scritto un tweet satirico sulle dichiarazioni di Demi Lovato, la quale ha espresso la sua posizione dichiarandosi “non binary” e spiegando che per rivolgersi a lei, d’ora in avanti, si devono usare i pronomi “they/them”, di difficile traduzione in italiano, che potrebbero essere equiparati a “loro”.

Michela Giraud dice: “come si fa con il mago Otelma”. E, ovviamente, apriti cielo. Io, che ero rimasto alla levata di scudi in difesa del giornale satirico Charlie Hebdo e alla rete tempestata di #jesuischarlie per promuovere la libertà di satira in tutte le sue forme, ho subito pensato di essere rimasto un po’ indietro.

Così, proprio per evitare io stesso di essere travolto da polemiche per qualcosa che magari potrei scrivere, con capo chino e spirito umile chiedo a Grande Fratello lumi su alcune questioni. Giusto per essere sicuri, che a finire nella stanza 101 è un attimo. 

Caro Grande Fratello ti scrivo

Caro Grande Fratello, 
ti scrivo con il cuore in mano. Anzi, con il cuore di un innamorato, innamorato perso delle parole e della libertà di espressione, che adora la satira in ogni sua forma e che crede che il diritto di satira sia fra i più importanti fra quelli conquistati dagli esseri umani.

Per prima cosa, ti faccio i miei complimenti: sei riuscito a mascherare la tua presenza massiccia e minacciosa dietro il candore di parole come democrazia e libertà. 

Ci hai fatto credere che, grazie proprio ai social network che ci hai regalato, chiunque sia libero di esprimere il proprio pensiero e che viviamo, di fatto, nell’epoca storica che gode della maggior libertà di espressione di tutti i tempi. Pochissimi si sono accorti, invece, che della libertà c’è solo la pallida ombra, perché in effetti la scure della censura, della shit storm (tempesta di merda, per i non anglofoni) e del profilo bloccato è sempre pronta a calare il suo colpo con inaudita ferocia, tacitando qualsiasi parola che sia considerata fuori dal coro.

 

Quando avere troppa libertà significa non averne proprio

Davvero bravo: togliere la libertà di parola in nome della libertà di parola è un capolavoro cognitivo comportamentale da far invidia a quei Cattivoni, di destra e sinistra, che tutti noi conosciamo e che si sono resi protagonisti della storia recente e della storia attuale.

 

Ma i complimenti più sentiti te li voglio fare per come hai gestito il tuo corpo di polizia, quello che chiami Polizia del Pensiero e che ha il compito di assicurarsi che nessuno usi le parole sbagliate, quelle che non fanno parte della neolingua, e che nessuno si macchi della colpa delle colpe, il reo pensiero. I complimenti sono per il fatto che hai istituito il corpo di Polizia più efficace di tutti i tempi eliminando divise e caserme.

La prima volta che ho letto il libro che parla di te, 1984, e ho letto di quei bambini indottrinati ai tuoi principi che denunciano senza timore persino amici e genitori, ho pensato che si trattasse di un terribile incubo.

E invece, eccoli qui, intorno a noi, ovunque. Un Poliziotto (o una Poliziotta) del pensiero può essere chiunque: il tuo amico, la tua collega, un ragazzo che si fa le canne, il tizio che la mattina ti porta il pane… chiunque. E tutti lavorano per te, gratis, e nessuno sa di farlo. Trovo che sia un capolavoro di manipolazione che farebbe invidia a tutti i comportamentisti del mondo: Skinner, il papà del condizionamento operante, sarebbe orgoglioso e fiero.

Cosa succede quando si vìolano le regole

Complimenti, quindi: non so come la prenderebbero i sindacati se si accorgessero di tutti questi tuoi collaboratori che lavorano senza percepire un anche minimo salario, ma poco importa. Siamo in Italia, di cose come i diritti dei lavoratori meglio non parlare, soprattutto durante i concerti del primo maggio.

Sei stato bravissimo: hai addestrato così bene i tuoi poliziotti che oggi non devi nemmeno più intervenire, fanno tutto loro. Se qualcuno scrive un tweet che vìola le tue regole, la folla si scatena in tuo nome e costringe il malcapitato o la malcapitata al ritiro del tweet e alle scuse. Eccezionale. La mia ammirazione è sincera, aumentata dal fatto che la regola che predichi e che fai il possibile per divulgare è: libertà! Libertà di espressione, libertà di parola, libertà di essere chi si vuole e come si vuole! A me sa tanto della libertà che mi concedeva mia mamma quando mi diceva che ero libero di scegliere cosa mangiare a pranzo, se cotoletta e insalata o insalata e cotoletta, ma poco importa. Ho cose importanti da chiederti, Grande Fratello. 

Chiedo aiuto, di cuore

Ti ho scritto questa lettera oltre che per farti i miei complimenti anche per chiederti aiuto. Senza alcuna ironia, senza fare satira (Dio me ne guardi!), proprio con lo spirito di chi vuole una linea da seguire, visto che campo anche di parole e mai come ora mi trovo spesso in condizione di dubbi e perplessità.

Per quanto riguarda le parole, so già che c’è una lista di proscrizione di termini che non si possono più nemmeno nominare, nemmeno in chiave satirica o ironica e il cui utilizzo comporta gogna mediatica, blocco dei profili, tempeste di odio (cosa che continuo a trovare curiosa: la faccenda dell’odio verso chi odia e del bullismo contro i bulli e della violenza contro i violenti mi sa tanto di paradosso, ma ammetto di essere un po’ retrogrado, in questo).

Il proibizionismo delle parole

Ho le mie perplessità riguardo alla proibizione delle parole perché, a livello semantico, il concetto “lista di proscrizione dei termini” mi rimanda a certi Regimi, rossi e neri, il cui ricordo, confesso, punge ancora. Promuovo l’idea, da sempre, che alcune parole dovrebbero essere evitate, di massima, per il loro potere intrinseco sul nostro cervello e sul nostro organismo ma, proprio per questo motivo, resto convinto che proibire parole che non hanno un potere intrinseco ma un semplice potere attribuito non sia la strada migliore.

Alcune parole, come certamente sai anche tu, hanno per l’appunto il potere naturale di produrre effetti positivi o negativi sul nostro sistema mente corpo. Ad altre parole, invece, quel potere glielo abbiamo attribuito noi con la nostra saggezza (se parliamo di effetti positivi) o con la nostra ignoranza (se parliamo di effetti negativi). Togliere dalla scena una parola a cui noi abbiamo prima attribuito potere non solo non le toglie quel potere, ma lo rinforza.

Il proibizionismo non ha fatto diminuire la voglia di bere alcol, per intenderci. Ma andiamo oltre, perdona se ti ho tediato con le mie riflessioni, so che tu comunque hai già messo in atto la tua strategia per costringerci a un vocabolario preconfezionato e chi sono io per farti cambiare idea?

Lista di argomenti che ci sono ancora concessi

La mia richiesta, dopo gli ultimi fatti, riguarda gli argomenti di cui è possibile parlare, su cui è possibile scherzare, dei quali in sostanza è possibile dire qualcosa che non sia allineato con il tuo pensiero. Religione, ad esempio, è ancora un tema di cui si può parlare? Ci si può scherzare sopra o è meglio lasciar perdere? Dopo quello che era successo in Francia, molta gente ha protestato (giustamente) in favore della libertà di dire quello che si vuole su qualsiasi argomento, che la satira non si tocca, ma ora non ne sarei più così sicuro. Fammi sapere, grazie. Avrei una battuta su un prete pedofilo che fa scompisciare dalle risate, ma la tengo per me finché non mi dai tu il via libera, ok? Poi: politica, ci si può scherzare? Se ne può dire? Io mi occupo spesso di discorsi di politici, quindi è il caso che tu mi dica cosa posso o non posso dire. Se ironizzo sul fatto che il nostro ministro Di Maio fa fatica a utilizzare i congiuntivi, è consentito? Cioè, è un dato di fatto, ma comunque io chiedo a te. Dimmi tu, Grande Fratello.  Poi: sessualità? Se ne può parlare? Intendo, se ne può parlare in modo diverso dalle tue indicazioni o è meglio tacere? Razza ed etnie? Meglio lasciar stare, vero? Fisico, altezza, peso corporeo? So, ad esempio, che se insulti un uomo o una donna di destra per il suo aspetto fisico va abbastanza bene perché qualcuno dice che se lo merita e che se insulti un uomo o una donna di sinistra per il suo aspetto fisico invece non va per niente bene, ma mi servono più informazioni.

Insomma, chiedo cortesemente lumi sugli argomenti che non si possono toccare, su quelli che si possono toccare e su tutto quello su cui si può fare satira e su tutto quello su cui invece non la si può fare. Chiedo perché ero rimasto al tempo in cui la satira era sacra e non si poteva toccare, ma per l’appunto vedo che non è più così. Non voglio credere, come dice il comico Francesco de Carlo, che se andiamo avanti così si possa parlare solo di rutti, ma dimmi tu, Grande Fratello. È proprio così? Attendo il tuo elenco, nel frattempo parlerò di spaghetti al pomodoro, sperando che nessuno si offenda perché lo spaghetto invece della penna è sessista