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Cannabis, la Corte Costituzionale boccia il referendum. Amato: “Avremmo violato obblighi internazionali”

Durante la conferenza stampa Amato ha richiamato l'attenzione del parlamento a deliberare su questioni di tale importanza e sui rischi del toglierli dall'ordine del giorno.
Cannabis, la Corte Costituzionale boccia il referendum. Amato: "Avremmo violato obblighi internazionali"

Non solo eutanasia legale, anche il referendum sulla cannabis legale è stato dichiarato inammissibile dalla Corte Costituzione. L’annuncio è arrivato durante la conferenza stampa tenuta da Giuliano Amato, il quale ha dato notizia anche delle altre richieste di referendum dei quali si attendeva l’esito.

La conferenza stampa si è tenuta nel pomeriggio di oggi, mercoledì 16 febbraio, al palazzo della consulta. Sono in tutto cinque i referendum ammessi dalla Corte Costituzionale, oltre a eutanasia e cannabis, boccata anche la responsabilità civile dei magistrati.

Il no al referndum sulla Cannabis

Dopo aver annunciato la bocciatura del referendum sulla cannabis, Amato ha motivato la decisione della Corte Costituzionale così: “ll no è alle sostanze stupefacenti non alla cannabis: il quesito è articolato in tre sotto-quesiti e il primo prevede che scompare tra le attività penalmente punite la coltivazione delle sostanze stupefacenti delle tabelle 1 e 3 che non includono la cannabis (che è nella tabella 2), includono invece le cosiddette droghe pesanti”.

E ancora: “Questo è sufficiente a farci violare obblighi internazionali plurimi che sono un limite indiscutibile del referendum e ci portano a constatare la inidoneità perché il quesito non tocca altre disposizioni che rimangono in piedi e continuano a perpetuare la rivelanza penale.

(…) Se il quesito fosse stato in merito alla coltivazione e all’uso personale sarebbe stato più che ammissibile

La parola deve passare al Parlamento

Amato ha poi ribadito l’importanza del ruolo del Parlamento che dovrebbe trattare queste tematiche, come richiesto a gran voce dal popolo, ribadendo che è “Fondamentale che il parlamento capisca che se questi temi escono dall’ordine del giorno poi diventano corrosivi per la tenuta e la vita sociale”.

Cosa chiedeva il referendum sulla cannabis

La richiesta altri non era che un quesito referendario che si riferiva al Testo Unico in materia di disciplina di sostanze stupefacenti e psicotrope, intervenendo sulla rilevanza penale e su quelle in merito a sanzioni amministrative.

Il referendum proponeva di eliminare il reato di coltivazione e la rimozione delle pene detentive per condotta legata alla cannabis, cancellando la sanzione amministrativa del ritiro della patente.

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