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“Su cosa non vogliono indagare”. Marco Poggi, la clamorosa rivelazione: accuse pesanti

Pubblicato: 12/05/2026 12:08

A quasi vent’anni dal delitto di Chiara Poggi, il caso di Garlasco continua a scuotere l’opinione pubblica tra nuove consulenze, intercettazioni e ipotesi investigative che stanno ridisegnando il quadro accusatorio. La Procura di Pavia ha riaperto il fronte su Andrea Sempio, storico amico del fratello della vittima, oggi nuovamente indagato per omicidio volontario aggravato.

Gli investigatori stanno scavando nella vita privata e nella personalità del 38enne attraverso diari, appunti e manoscritti sequestrati. In alcuni passaggi, Sempio parlerebbe di sé in terza persona e scriverebbe di “odiare e soffrire ogni volta che dà un dispiacere ai suoi genitori”. Elementi che, secondo gli inquirenti, contribuirebbero a delineare un profilo psicologico tormentato e ossessionato dal delitto.

Nella nuova inchiesta trovano spazio anche vecchie ricerche sul caso effettuate da Sempio e una serie di riflessioni personali che gli investigatori ritengono significative. L’ipotesi accusatoria poggia infatti su una serie di indizi che vengono riletti oggi alla luce delle nuove consulenze e delle intercettazioni recuperate dagli archivi dell’indagine del 2017.

Tra gli elementi rivalutati c’è una conversazione intercettata proprio nel 2017, quando Sempio era stato già indagato prima dell’archiviazione. In quel dialogo, secondo gli investigatori, il 38enne farebbe riferimento all’orario del delitto dicendo: “È successo qualcosa quel giorno… alle nove e mezza a casa…”. Una frase che la Procura considera potenzialmente rilevante nella nuova ricostruzione dell’omicidio di Chiara Poggi.

L’inchiesta coordinata dal procuratore Fabio Napoleone sostiene oggi che Chiara possa essere stata uccisa da Sempio dopo un presunto rifiuto a un approccio sessuale. Contestualmente, gli inquirenti sembrano allontanare dalla scena del crimine Alberto Stasi, ex fidanzato della vittima e unico condannato in via definitiva a 16 anni per il delitto di Garlasco.

A cambiare il quadro sarebbe soprattutto la consulenza della medico legale Cristina Cattaneo, secondo la quale Chiara Poggi sarebbe stata ancora viva alle 9.45 del mattino del 13 agosto 2007. La perizia ricostruisce i tempi della digestione della colazione e il momento della disattivazione dell’allarme della villetta, sostenendo che sarebbe “del tutto irragionevole” attribuire il delitto a chi, alle 9.35, si trovava a casa propria davanti al computer, riferimento diretto ad Alberto Stasi.

La nuova ricostruzione dell’aggressione utilizza anche modelli 3D e avatar digitali. Gli investigatori descrivono una scena di estrema violenza, con una colluttazione avvenuta nel soggiorno, il trascinamento della vittima e i colpi mortali inferti vicino alla scala della cantina. Secondo la consulenza, l’assassino avrebbe poi lavato l’arma sotto il lavandino della cucina prima di fuggire.

Ma proprio il nuovo impianto investigativo starebbe creando tensioni con la famiglia Poggi. Durante un’audizione come persona informata sui fatti, Marco Poggi avrebbe assunto un atteggiamento definito “oppositivo” dai carabinieri, prendendo più volte le difese dell’amico Andrea Sempio. In particolare, il fratello di Chiara avrebbe contestato il modo in cui gli investigatori stanno conducendo la nuova inchiesta bis.

Secondo quanto emerge dagli atti, Marco Poggi ritiene che gli inquirenti si stiano concentrando quasi esclusivamente su Sempio senza approfondire con la stessa attenzione alcune anomalie legate ai racconti e agli spostamenti di Alberto Stasi e delle persone a lui vicine. Gli stessi carabinieri annotano che Poggi avrebbe criticato le indagini “come se questi ultimi si concentrassero esclusivamente su Sempio ma non mettessero la stessa intensità nell’esplorare le presunte anomalie che riguardavano la sfera di Stasi”. Nel frattempo la difesa del 38enne continua a ribadire la sua innocenza, mentre gli avvocati parlano di “errori nell’informativa depositata” e preparano la propria strategia difensiva in vista di un possibile confronto processuale.

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