
Per mesi ha curato animali malati senza immaginare che proprio uno di quei pazienti avrebbe potuto aprire un nuovo capitolo nella storia delle infezioni zoonotiche. Nessun sintomo evidente, nessun campanello d’allarme immediato. Solo un controllo successivo e un risultato inatteso: il virus era passato all’uomo.
È un episodio che gli scienziati seguivano con particolare attenzione da tempo. Da anni, infatti, i ricercatori osservano il comportamento dell’influenza aviaria H5N1, soprattutto per la sua crescente capacità di colpire specie animali diverse dagli uccelli. E ora, per la prima volta, è stato documentato un caso che potrebbe rappresentare un nuovo elemento di preoccupazione.
Negli Stati Uniti è stato infatti registrato il primo caso documentato di trasmissione del virus dell’influenza aviaria A (H5N1) ad alta patogenicità da un gatto domestico a un essere umano. A risultare contagiato è stato un veterinario che aveva avuto contatti stretti con un felino gravemente malato.
A confermare il caso è stato uno studio coordinato dagli esperti dei Centers for Disease Control and Prevention (CDC) insieme ad altre istituzioni sanitarie statunitensi. Gli scienziati hanno analizzato diversi casi verificatisi tra novembre 2024 e gennaio 2025, periodo in cui 19 gatti si sono ammalati dopo aver consumato latte crudo, carne cruda o alimenti animali non trattati.
I risultati hanno mostrato un quadro significativo: 14 dei 19 gatti coinvolti sono morti, mentre molti degli animali risultati positivi presentavano forme gravi della malattia, con sintomi neurologici e respiratori severi.
Il veterinario contagiato aveva trattato uno dei felini eseguendo procedure considerate ad alto rischio, come intubazioni e raccolta di campioni biologici. Indossava guanti protettivi ma non una mascherina né protezioni oculari. Gli accertamenti hanno escluso altri possibili contatti con animali infetti, rafforzando l’ipotesi del contagio diretto dal gatto.
L’aspetto singolare è che il professionista non ha sviluppato sintomi influenzali. L’infezione è emersa soltanto grazie a test sierologici effettuati mesi dopo.
Gli studiosi precisano che il rischio attuale per la popolazione generale viene ancora considerato basso. Tuttavia il caso riaccende l’attenzione su un virus che molti virologi seguono da anni come possibile candidato a una futura emergenza sanitaria globale.
L’H5N1 ha infatti già provocato una vasta diffusione tra specie animali differenti: oltre agli uccelli, il virus è stato identificato in bovini, volpi, foche, orsi polari e altri mammiferi. Dal 2023 si osserva inoltre un aumento delle infezioni nei gatti, nei quali la letalità può raggiungere livelli molto elevati.
Gli esperti raccomandano ai proprietari di evitare di somministrare ai propri animali alimenti crudi e invitano i veterinari a utilizzare adeguati dispositivi di protezione individuale.
Il timore principale non riguarda l’attuale situazione, ma l’evoluzione futura del virus. Perché quando un agente infettivo continua a circolare tra specie diverse, aumentano le opportunità di adattamento biologico. Ed è proprio questo il punto che la comunità scientifica continua a monitorare con attenzione.


