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Spalletti difende la Juve nel crollo Champions: “Il primo colpevole sono io”

Pubblicato: 17/05/2026 16:13

La Juventus cade in casa contro la Fiorentina, perde 2-0 all’Allianz Stadium e vede complicarsi in modo pesantissimo la corsa alla Champions League. A una giornata dalla fine, il sorpasso della Roma al quarto posto e lo scivolamento dei bianconeri al sesto rendono la sconfitta molto più di un semplice incidente: è il simbolo di un campionato vissuto sempre sul filo, tra illusioni di ripartenza e ricadute improvvise. Dopo la partita, Luciano Spalletti ha provato a difendere la squadra, ma le sue parole non cancellano la gravità del momento.

Spalletti ha escluso il clima da resa definitiva, pur riconoscendo la durezza del risultato. “Non era la partita della vita. Non siamo tutti morti, non è tutto finito anche se questo è un risultato bruttissimo”, ha detto l’allenatore bianconero a SkySport. Una frase che fotografa il tentativo di tenere insieme lo spogliatoio, ma anche la difficoltà di spiegare una prestazione che, nel momento decisivo della stagione, ha lasciato la Juve senza risposte.

Il tecnico ha difeso i giocatori, sostenendo che le valutazioni non possano dipendere solo dalla gara contro la Fiorentina. Secondo Spalletti, la squadra avrebbe avuto una crescita importante nei mesi precedenti. Ma il punto è proprio questo: quando arriva la partita che pesa davvero, la Juventus non può permettersi di sparire dal campo, soprattutto davanti al proprio pubblico e contro una Fiorentina senza la stessa urgenza di classifica.

La difesa di Spalletti

Spalletti ha scelto di prendersi la responsabilità prima di scaricarla sui calciatori. “Prima di mettere in discussione i calciatori bisogna mettere in discussione me”, ha detto. È una frase da allenatore vero, una protezione pubblica del gruppo nel momento più delicato. Ma è anche la conferma che qualcosa non ha funzionato in profondità, perché la Juventus ha sbagliato approccio, ritmo, intensità e lettura della partita.

Il tecnico ha parlato di “partita pessima sotto tanti punti di vista”, pur ricordando l’episodio sfavorevole e il fatto che prima dell’1-0 la squadra non avesse concesso molto. Ma il calcio, soprattutto a certi livelli, non si misura solo con ciò che si subisce: si misura con ciò che si costruisce, con la fame, con la capacità di aggredire il destino. E questa Juve, nel giorno in cui doveva difendere la propria stagione, ha dato l’impressione di non riuscire a comandare nemmeno la propria paura.

Il rischio Champions

La frase più amara resta quella sui gol incassati al primo tiro: “Che ti devo dire…”. Dentro quella risposta c’è tutta l’impotenza di una squadra che sembra pagare ogni errore al prezzo massimo. Ma c’è anche il ritratto di una stagione in cui la Juventus ha spesso inseguito se stessa, senza trovare continuità, autorità e cattiveria nei momenti decisivi.

Ora la Champions League non dipende più soltanto dalla volontà bianconera. E questo, per una società come la Juventus, è già una sconfitta dentro la sconfitta. Spalletti può difendere il gruppo, può assumersi le colpe, può ricordare la crescita fatta. Ma dopo un 2-0 in casa contro la Fiorentina nella penultima giornata, la realtà è durissima: se la Juve resterà fuori dalla Champions, non potrà chiamarla sfortuna. Dovrà chiamarla conseguenza.

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