
È stato ucciso dalla polizia tedesca il principale sospettato dell’attacco al Pride di Berlino, costato la vita a una donna e provocato il ferimento di altre 29 persone. L’uomo, secondo quanto riferito dalla Bild, si trovava all’interno di un capanno da giardino nel quartiere di Spandau, dove gli agenti hanno fatto irruzione. Durante l’operazione sarebbe avvenuto uno scontro a fuoco: secondo le prime informazioni, gli agenti sarebbero stati attaccati e avrebbero risposto al fuoco.
L’attacco era avvenuto nella serata di sabato, al termine di una giornata di celebrazioni per il Christopher Street Day, la grande manifestazione dell’orgoglio Lgbtq+ nella capitale tedesca. Un minivan bianco era entrato nel parco del Tiergarten e aveva travolto la folla, prima di schiantarsi contro un albero. Il conducente era poi fuggito a piedi. Secondo le autorità, l’uomo avrebbe inoltre aggredito alcune persone con un coltello o un altro oggetto contundente.
L’attacco e la fuga del sospettato

Il principale sospettato era stato identificato come Abdul Ballout, 21 anni, già noto alle autorità e uscito a maggio da un riformatorio. Secondo quanto riportato dai media tedeschi, sarebbe stato legato ad ambienti islamisti e avrebbe manifestato simpatie per lo Stato Islamico. Le autorità avevano avviato una vasta caccia all’uomo, coinvolgendo oltre mille agenti e disponendo controlli anche nelle stazioni ferroviarie, negli aeroporti e lungo i confini nazionali.
La polizia aveva perquisito anche un appartamento a Schoeneberg, senza però trovare il giovane. Nelle ore successive erano state fermate tre persone vicine al sospettato: due sono state rilasciate, mentre una terza era rimasta in stato di fermo. Gli investigatori stavano inoltre cercando di chiarire se l’attacco fosse stato compiuto da una sola persona o se ci fossero eventuali complici.
La reazione dopo l’attacco
Dopo l’attacco, gli organizzatori del Christopher Street Day avevano annullato l’evento e invitato i partecipanti a tornare a casa. Il sindaco di Berlino Kai Wegner aveva definito l’accaduto un attacco alla società libera e aperta, mentre il cancelliere Friedrich Merz aveva parlato di un «atto abominevole» e di un attacco alla società tedesca.
Centinaia di persone si sono poi radunate alla Porta di Brandeburgo per ricordare la vittima e manifestare contro l’odio e la violenza. Sono stati deposti fiori e accese candele, mentre tra i presenti sventolavano le bandiere arcobaleno. Le autorità tedesche continuano ora a ricostruire con precisione la dinamica dell’attacco e dello scontro a fuoco che ha portato alla morte del principale sospettato.


