
Il governo non intervenga nel risiko bancario e lasci decidere il mercato. Elly Schlein prende posizione sulla partita che coinvolge Monte dei Paschi di Siena e, più in generale, sul riassetto del sistema bancario italiano. In un’intervista a Milano Finanza, la segretaria del Partito Democratico rivendica la distanza dall’impostazione attribuita al centrodestra e allarga il confronto alla situazione economica del Paese, indicando le priorità sulle quali il Pd intende costruire la propria alternativa a Giorgia Meloni.
«A differenza della destra, noi pensiamo che il governo non debba intervenire a gamba tesa. Decida il mercato», afferma Schlein. Parole che arrivano mentre Mps è al centro di una complessa partita finanziaria, con il progetto dell’amministratore delegato Luigi Lovaglio per costruire un nuovo grande polo bancario e l’offensiva di Intesa Sanpaolo sulla banca senese.
Schlein sul risiko bancario: “Decida il mercato”
La posizione della leader dem è quella di mantenere una separazione tra le scelte del governo e le operazioni industriali e finanziarie degli istituti coinvolti. Schlein non entra quindi nel merito della convenienza delle singole aggregazioni, ma indica nel mercato il terreno sul quale dovrebbero essere decisi gli equilibri futuri del settore bancario.
La questione Mps è particolarmente delicata anche per la storia dell’istituto e per il ruolo avuto negli anni dallo Stato nel suo salvataggio e nella successiva ricapitalizzazione. Oggi, tuttavia, il quadro è profondamente cambiato: la banca senese è tornata al centro del consolidamento del credito e punta a giocare un ruolo da protagonista anziché da semplice obiettivo di acquisizione.
Il progetto approvato dal consiglio di amministrazione di Mps prevede infatti una doppia operazione su Banca Generali e Banco Bpm, con l’ambizione di creare un polo da circa 70 miliardi di euro di capitalizzazione. È in questo scenario che Schlein chiede alla politica di non condizionare le dinamiche societarie.
L’attacco a Meloni: “Il Paese è più fragile”
Dalle banche il confronto si sposta rapidamente sull’economia. Schlein contesta la rappresentazione fornita da Giorgia Meloni della situazione italiana e sostiene che il Paese non sia diventato più forte negli ultimi anni.
«Il Paese non è più forte di prima, ma più fragile», afferma, sottolineando la debolezza della crescita nonostante le risorse messe in campo attraverso il Pnrr.
Secondo la segretaria dem, l’Italia deve intervenire rapidamente su tre fronti: costo dell’energia, redditi e investimenti. «Occorrono con urgenza tre cose che questo governo, nonostante l’ampia maggioranza, non è riuscito a fare: ridurre i costi dell’energia, aumentare i redditi e far ripartire gli investimenti».
È su questi tre pilastri che Schlein prova a delineare una proposta economica alternativa a quella dell’esecutivo.
Energia e investimenti, il primo pilastro del piano Pd
Sul fronte energetico, la leader del Pd chiede innanzitutto un piano strategico per le fonti rinnovabili, capace di ridurre l’incertezza normativa e abbreviare i tempi necessari alla realizzazione degli impianti.
A questo Schlein affianca gli incentivi richiesti dal sistema produttivo e una maggiore collaborazione con le Regioni. L’obiettivo dichiarato è intervenire contemporaneamente sulla competitività delle imprese e sul costo dell’energia, uno dei fattori che continuano a pesare maggiormente sull’industria italiana rispetto ad alcuni concorrenti internazionali.
Il tema viene collegato direttamente alla necessità di far ripartire gli investimenti, considerati uno dei motori indispensabili per riportare l’economia su un percorso di crescita più sostenuto.
Salario minimo e lotta al precariato per aumentare i redditi
Il secondo pilastro riguarda il potere d’acquisto delle famiglie. Schlein torna a indicare il salario minimo e il contrasto alla precarietà come due degli strumenti principali della strategia democratica.
La segretaria cita il dato della povertà assoluta, che secondo quanto riferisce avrebbe raggiunto il 9,8% delle famiglie, e mette l’accento sulle difficoltà di milioni di italiani alle prese con l’aumento del costo della vita.
Nel ragionamento di Schlein rientra anche il rincaro dei carburanti, che può trasferirsi sui prezzi dei beni attraverso l’aumento dei costi di trasporto. Per il Pd, quindi, la crescita dei salari non rappresenta soltanto una questione sociale, ma anche uno strumento per sostenere domanda interna e consumi.
Sanità e scuola, il terzo punto
Il terzo capitolo riguarda i servizi pubblici. «Per migliorare la qualità della vita delle persone vogliamo difendere la scuola e la sanità pubblica dai tagli e abbattere le liste di attesa», spiega Schlein.
La sanità resta uno dei terreni sui quali maggioranza e opposizione si confrontano più duramente, sia sul livello delle risorse destinate al Servizio sanitario nazionale sia sulla capacità di ridurre i tempi necessari per visite ed esami.
Schlein inserisce scuola e sanità direttamente nella propria strategia economica, sostenendo implicitamente che la qualità dei servizi pubblici incida sul reddito disponibile delle famiglie e sulle disuguaglianze tanto quanto gli interventi fiscali.
La proposta sui 1.700 miliardi fermi sui conti correnti
Un passaggio particolarmente interessante dell’intervista riguarda il risparmio degli italiani. Secondo Schlein, circa 1.700 miliardi di euro sarebbero ancora fermi sui conti correnti e una parte di queste risorse potrebbe essere indirizzata verso l’economia produttiva.
La proposta è quella di creare strumenti capaci di mobilitare il risparmio nazionale e convogliarlo verso l’innovazione delle piccole e medie imprese, che la segretaria definisce il cuore dell’economia italiana.
L’obiettivo sarebbe quindi trasformare una quota della ricchezza finanziaria delle famiglie in capitale destinato agli investimenti produttivi, evitando naturalmente di mettere in discussione la libertà dei risparmiatori nella scelta della destinazione dei propri patrimoni.
“Non ci presenteremo più divisi”
L’ultima parte dell’intervento riguarda inevitabilmente la costruzione dell’alternativa politica al centrodestra. Schlein assicura che l’opposizione sta lavorando per arrivare alle prossime elezioni con uno schieramento unitario.
«Non faremo più il regalo al centrodestra di presentarci divisi alle elezioni», afferma. La segretaria rivendica le esperienze nelle quali quella che definisce “Alleanza Progressista” governa già insieme a livello regionale e comunale e sostiene che il perimetro della coalizione possa essere ulteriormente allargato.
«Si può allargare ancora, ma non restringere», precisa, indicando settembre come il momento nel quale accelerare il lavoro sul programma comune.
Prima il programma, poi il resto
La posizione di Schlein arriva proprio mentre nel centrosinistra continua il confronto sulla leadership e sulle possibili primarie. La segretaria prova però a riportare il baricentro della discussione sui contenuti, sostenendo che il programma non debba essere costruito da zero perché esistono già numerose proposte condivise tra le forze dell’opposizione.
Solo successivamente, sostiene, sarà necessario trovare un accordo «sul resto», compresa quindi la questione della guida della coalizione.
Prima ancora delle primarie, il Pd indica però un’altra battaglia: quella contro la riforma della legge elettorale. Schlein accusa la maggioranza di voler anticipare nei fatti il premierato attraverso un sistema che prevederebbe un premio di maggioranza giudicato eccessivo.
Dalle banche alla crescita, fino alle alleanze, l’intervista diventa così un primo abbozzo della strategia con cui Schlein vuole affrontare l’autunno politico: lasciare al mercato la partita del risiko bancario, costruire un programma economico intorno a energia, salari e investimenti e arrivare alle prossime elezioni con un’opposizione unita. La difficoltà, da settembre, sarà trasformare questi punti in una piattaforma comune tra forze che su diversi dossier continuano ad avere posizioni differenti.


