
Enrico Mentana mette nel mirino il Partito Democratico e, più in generale, l’attuale opposizione di centrosinistra. Il direttore del Tg La7, intervenendo alla rassegna culturale Una montagna di libri di Cortina d’Ampezzo, ha concentrato la propria analisi su quella che considera la principale debolezza del fronte progressista: la mancanza di una visione riconoscibile per il futuro del Paese.
«Il Pd non ha un’idea di futuro», afferma Mentana, allargando immediatamente il ragionamento all’intero schieramento che dovrebbe costruire l’alternativa al centrodestra. Il problema, secondo il giornalista, non riguarda quindi soltanto la leadership di Elly Schlein o il difficile rapporto con Giuseppe Conte, ma qualcosa di più profondo: capire quale Italia Pd, Movimento 5 Stelle e Alleanza Verdi-Sinistra intendano costruire nei prossimi quindici anni.
“La sinistra ha perso la bussola del futuro”
Mentana parte da una domanda che va oltre la polemica politica quotidiana. «Questo problema è il problema di fondo della sinistra, che ha perso totalmente una bussola di futuro», sostiene. E subito dopo mette in fila gli interrogativi: «Cos’è che ci propongono per il futuro? Quali riforme? Nessuna. Qual è la funzione del Partito Democratico? Qual è la funzione del Movimento 5 Stelle? Qual è la funzione di Alleanza Verdi-Sinistra? Che cosa vogliono fare?».
Il direttore del Tg La7 sposta così l’attenzione dalla discussione, ormai quasi quotidiana, su chi dovrebbe guidare il campo largo alla questione programmatica. Prima ancora di scegliere un candidato per Palazzo Chigi, secondo il ragionamento di Mentana, l’opposizione dovrebbe spiegare quale progetto politico intenda affidargli.
Un problema particolarmente evidente mentre nel centrosinistra continua il confronto sulle eventuali primarie e sui possibili candidati alla guida della coalizione.
La domanda di Mentana: “Cosa vogliono fare per l’Italia del 2040?”
Il passaggio più significativo riguarda proprio la prospettiva di lungo periodo. Mentana cita alcune delle questioni destinate a condizionare profondamente il futuro dell’Italia: denatalità, divario tra Nord e Sud e immigrazione.
«Cosa vogliono fare per l’Italia del 2040? Il rapporto tra Nord e Sud, la lotta contro la denatalità… Tutte queste cose. Non hanno mai discusso di tutto questo, non si sa quale sia la linea di questi partiti su nulla», osserva.
La critica non riguarda quindi la mancanza di singole proposte, ma l’assenza, secondo Mentana, di un disegno capace di collegarle. L’Italia deve affrontare un progressivo invecchiamento della popolazione, una natalità sempre più bassa, squilibri territoriali e trasformazioni profonde del lavoro e dell’economia. Sono questioni che richiedono strategie destinate a produrre risultati nell’arco di molti anni e non soltanto durante una legislatura.
Il nodo immigrazione: “Qual è la linea?”
È però sull’immigrazione che Mentana concentra l’affondo più netto. Il direttore del Tg La7 definisce il fenomeno «il tema dei temi su cui tutte le destre vincono, da Trump fino al resto del mondo» e chiede quale sia, su questo terreno, l’alternativa proposta dal centrosinistra.
«Non c’è una linea, li dobbiamo accettare o respingere? E se li dobbiamo accettare dove li teniamo? Come li teniamo? Che percorso gli diamo? E se li respingiamo dove li mandiamo? Niente, non c’è niente. E non da oggi», sostiene.
Il ragionamento tocca uno dei punti più delicati per il campo largo. Tra Pd, Movimento 5 Stelle e Avs esistono sensibilità differenti sulla gestione dei flussi migratori, sull’accoglienza, sui rimpatri e sul controllo delle frontiere. Differenze che diventerebbero inevitabilmente centrali nel momento in cui le forze dell’opposizione dovessero presentarsi agli elettori con un unico programma di governo.
Prima il programma o prima il leader?
Le parole di Mentana arrivano mentre il dibattito interno al centrosinistra è dominato soprattutto dalla questione della leadership. Giuseppe Conte ed Elly Schlein restano i principali protagonisti della possibile competizione, mentre continuano a circolare candidature alternative provenienti dall’area civica e riformista.
Proprio questa discussione rischia però di capovolgere l’ordine delle priorità indicato dal direttore del Tg La7. La domanda non dovrebbe essere soltanto chi possa battere Giorgia Meloni, ma che cosa quella persona dovrebbe fare una volta arrivata al governo.
È una questione sulla quale, nelle ultime settimane, sono emerse perplessità anche all’interno dello stesso campo progressista. Angelo Bonelli ha chiesto di interrompere la corsa alla leadership per concentrarsi sul programma, mentre altri esponenti dell’opposizione hanno insistito sulla necessità di definire prima un perimetro politico condiviso.
Il vero banco di prova del campo largo
La critica di Mentana non equivale a sostenere che Pd, M5S e Avs non abbiano proprie proposte sui singoli dossier. I partiti hanno posizioni e iniziative parlamentari su lavoro, sanità, energia, diritti e politica estera. Il problema indicato dal giornalista è un altro: trasformare quelle posizioni in una visione comune e immediatamente riconoscibile dagli elettori.
È precisamente questo il passaggio che il campo largo dovrà affrontare se vorrà trasformarsi da formula elettorale in una possibile coalizione di governo. Le differenze su Ucraina, immigrazione, politica economica, rapporti con l’Europa e ruolo dell’area centrista non scompariranno scegliendo semplicemente un candidato premier.
Le domande poste da Mentana riportano così il confronto alla sua dimensione essenziale: non soltanto chi debba guidare l’opposizione, ma quale Paese voglia costruire. Perché una coalizione può trovare un nome capace di tenerla insieme durante una campagna elettorale. Governare insieme per cinque anni richiede invece una risposta condivisa alla domanda che il direttore del Tg La7 pone al centrosinistra: cosa volete fare dell’Italia del 2040?


