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Sea Watch sfida Piantedosi: «Non collaboriamo con criminali». Scattano multa e fermo di 45 giorni

Pubblicato: 23/08/2026 14:14

Nuovo scontro tra il governo italiano e le organizzazioni non governative impegnate nei soccorsi nel Mediterraneo. La Sea Watch 5, nave battente bandiera tedesca, è stata sottoposta a un fermo amministrativo di 45 giorni e a una multa di 7.500 euro. A rendere noto il provvedimento è stato il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, che ha contestato alla nave il mancato rispetto degli obblighi previsti dalla normativa italiana.

Secondo il titolare del Viminale, la Sea Watch 5 avrebbe commesso una «grave violazione» durante le operazioni di soccorso. Piantedosi ha ribadito che la gestione e il coordinamento degli interventi in mare devono spettare agli Stati competenti e non essere decisi autonomamente dalle ong.

La risposta di Sea Watch al ministro Piantedosi

La replica di Sea Watch è arrivata attraverso i social ed è stata particolarmente dura. L’organizzazione tedesca ha confermato il fermo della nave, sostenendo che il provvedimento sia stato adottato per la mancata collaborazione con le autorità libiche.

La ong rivendica la propria scelta e sostiene di non voler cooperare con soggetti che considera coinvolti in attività criminali e nel traffico di esseri umani. Sea Watch ha quindi rivolto direttamente al governo italiano l’accusa di considerare interlocutori legittimi strutture libiche che, secondo l’organizzazione, non offrirebbero sufficienti garanzie nella gestione dei soccorsi.

Il soccorso del 13 agosto e il nodo delle autorità libiche

L’episodio contestato risale al 13 agosto, quando la Sea Watch 5 ha soccorso sei persone in acque internazionali. Dopo l’intervento, la nave avrebbe comunicato quanto avvenuto all’Italia e ad altri Paesi europei della zona, senza però informare il centro libico incaricato del coordinamento delle operazioni di ricerca e soccorso.

Sea Watch sostiene che, poco dopo l’intervento, alcuni uomini avrebbero puntato un’arma contro l’equipaggio intimando alla nave di allontanarsi. È proprio su questo punto che si concentra lo scontro politico e giuridico: da una parte il Viminale, che richiama il rispetto delle procedure previste per i soccorsi in mare; dall’altra la ong tedesca, che contesta la legittimità e l’affidabilità degli interlocutori libici con cui avrebbe dovuto cooperare.

Il fermo della Sea Watch 5 apre così un nuovo fronte nella lunga contrapposizione tra il governo e le ong nel Mediterraneo, con al centro ancora una volta le regole sulle operazioni di soccorso e il ruolo attribuito alle autorità della Libia.

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