Primario Pierdante Piccioni

Pierdante Piccioni è un primario che, dopo essersi risvegliato dal coma a seguito di un incidente stradale, non ricordava più gli ultimi 12 anni della sua vita.

Oggi, nell’ospedale di Lodi, assiste con impegno e dedizione i pazienti che escono dalla rianimazione, tra cui anche i contagiati da Coronavirus.

Il dottor Piccioni e la vita dopo l’incidente

Piccioni, quotidianamente, supporta i malati che escono dalla fase acuta, fa sentire loro il suo sostegno, in modo da non fargli vivere quella sensazione di abbandono vissuta da lui quando, dopo essersi svegliato dal coma, non sapeva più chi era.

A seguito del terribile incidente, Pierdante Piccioni ha dovuto imparare di nuovo tutto: ignorava l’introduzione dell’Euro come moneta unica, aveva dimenticato di avere una mail personale e non riconosceva i suoi 2 figli, divenuti ormai ventenni. Ma, dopo aver ripreso gli studi, ha riconquistato il posto da primario, precisamente al pronto soccorso di Codogno, e ha iniziato esattamente da dove si era fermato prima dell’incidente.

Il messaggio di speranza: “Di Covid si guarisce

Il primario ha deciso di aprire a Lodi un’unità nuova, di Integrazione Ospedale Territorio e Appropriatezza della Cronicità, ed oggi i suoi pazienti sono le persone contagiate dal Covid-19.

In un’intervista rilasciata al Corriere della Sera ha spiegato: “È la mia squadra che decide chi può essere trasferito di reparto o ospedale o dimesso, perché di Covid si guarisce“. Ha inoltre precisato: “Non è vero che lasciamo morire i più anziani, né altri“.

L’empatia per offrire speranza e sostegno ai malati

Il dottor Piccioni dà sostegno, aiuto e conforto ai malati di Coronavirus. La sua triste vicenda gli permette di capire come ci si sente a stare “dall’altra parte”.

Al Corriere della Sera ha raccontato: “Da medico che guardava dall’alto in basso, ero il malato che guardava dal basso in alto. Imparare quello sguardo ha cambiato tutto“.

La sua disavventura gli ha quindi permesso di rendersi conto dell’importanza che ha l’empatia nella vita di tutti giorni, in particolar modo nell’ultimo periodo, in questo clima di incertezza di panico che i pazienti affetti da Covid-19 stanno vivendo. Ha continuato la sua intervista spiegando che adesso svolge il suo lavoro in maniera diversa.

Il dottor Piccioni: “Accogliere il paziente

Il rapporto con il paziente è cambiato, ed ha sottolineato che, con una giusta dose di empatia, il medico: “cura la persona, non la sua glicemia, e offre speranza“. Esprime inoltre le sue considerazioni sulla difficoltà di essere un dottore e stare a contatto con i pazienti positivi al coronavirus: “Al medico manca il senso del tatto, ma deve ascoltare, parlare, e i suoi occhi devono accogliere il paziente. Gli occhi sono tutto, se sei bardato con le tute antivirus“.

Il dottor Piccioni ha infine aggiunto un’ultima considerazione sulla pandemia che sta sconvolgendo il mondo intero: È il momento dell’ubbidienza a chi ne sa di più.

Sembra brutale, ma usare le parole adatte affinché la gente capisca fa parte dell’empatia“.

Approfondisci

Tutto sul Coronavirus
Coronavirus: c’è l’intesa governo-parti sociali per la sicurezza sul lavoro
Chi è Angelo Borrelli: l’uomo al centro della lotta al Coronavirus